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Emergenza climatica: dispersioni termiche e altri sprechi

Dopo l’articolo sull’energia di qualche giorno fa, torniamo sull’argomento con un post sulla dispersione termica. Sempre a firma di Vito Chirenti, Presidente ASSVEPA – Associazione Vetrate Panoramiche a risparmio Energetico.

Emergenza climatica e dispersioni termiche

Il riscaldamento globale è la causa di tanti disastri ambientali. Come la siccità che prosciuga i grandi fiumi. Il Po e i suoi affluenti, vitali per l’agricoltura di grandi zone del nostro Paese. I cambiamenti climatici sono il risultato di alcuni fattori. Uno in particolare. L’antropizzazione. Trasformazione dell’ambiente naturale per mano dell’uomo. Come l’immissione incontrollata nell’atmosfera di miliardi di tonnellate di “gas effetto serra”. Il famigerato biossido di carbonio. Lo emettono per circa il 40% tutti i veicoli a combustione fossile.

Un altro 20% lo si deve all’industria. Soprattutto quella pesante degli altoforni. Il restante 40% è dovuto all’edilizia e agli edifici residenziali e non (dati Istat). La maggior parte dei quali (oltre il 99,8%) energeticamente “disperdenti”. Quindi “non passivi”. Quindi ecologicamente insostenibili. Sulle prime due immissioni non possiamo ancora fare un granché. Se non andare in bici. Acquistare un’auto elettrica. O rinunciare al consumismo. E a una parte di quell’economia che crea benessere. Ma su quel rimanente 40% dovuto ad un patrimonio immobiliare vetusto e inquinante, potremmo fare qualcosa. Che non facciamo. Anzi. Viene impedito a coloro che vorrebbero farlo.

Intervenire sui balconi

Nella nostra penisola ci sono milioni di balconi inutilizzati e abbandonati. Cubatura, occupazione del suolo e impermeabilizzazione del territorio inutili, sprecati. Balconi che, grazie alle vepa, le vetrate panoramiche amovibili a risparmio energetico (certificato), potrebbero essere fruiti e messi in sicurezza. Senza generare altra volumetria e senza modificare la destinazione d’uso. E diventare dei meravigliosi giardini d’inverno “tampone” che nei mesi più freddi, di notte, creano un cuscinetto termico tra l’esterno e la casa. Riducendo le dispersioni. Mentre di giorno fungono da serre solari “captanti” che attraverso il vetro accumulano il calore del sole e lo trasmettono all’interno. Facendo così risparmiare più del 50% sulle bollette relative al riscaldamento.

Ma questo non accade. Per un imperdonabile vuoto normativo. E per quella solita burocrazia surreale che a volte rende la vita infernale a molti italiani.Vetrate prodotte in Italia ed esportate con successo in molti Paesi europei. Che da anni le utilizzano per la riqualificazione urbana di interi quartieri. Con straordinari benefici architettonici, energetici ed economici. E restituendo valore immobiliare ad aree periferiche, prima degradate e pericolose.

Il vuoto normativo

Queste vetrate frangivento sono definite da famosi architetti internazionali i “sistemi intelligenti che hanno cambiato il volto dell’architettura e dell’edilizia contemporanee”. Ma bocciate nel Bel Paese da qualche magistrato. Che, pur non avendo una laurea in architettura o in ingegneria né un diploma di geometra, fa gran confusione – giocoforza – tra “cubatura”, “volumetria” e “destinazione d’uso”. Negando ai cittadini il diritto di farle installare. Impedendo così l’utilizzo di questi funzionali sistemi vetrati amovibili che ci farebbero risparmiare tanti bei soldini e tanto CO2. Soprattutto il prossimo inverno quando, con la fine del gas russo, il “caro bolletta” avrà un impatto davvero pesante sulle famiglie italiane, insostenibile per altre.

Così, se continueremo a sprecare preziose risorse, a non utilizzare le fonti rinnovabili e ad inquinare, finiremo per pagare un litro d’acqua quanto la benzina. Se ci andrà bene.

Per maggiori informazioni si può consultare questo sito.

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