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Le immagini di Paolo Miranda, classe 1986 di Napoli, dall’Ospedale di Cremona stanno facendo il giro del mondo. Ritratti di colleghi, momenti difficili, momenti emozionanti. Come lo scatto in cui due infermiere si abbracciano dopo l’esito del tampone negativo al Covid-19.

«Sono tre anni che lavoro all’Ospedale di Cremona in Terapia Intensiva e sono abituato a vedere i morti» ci dice Paolo per telefono in una rara giornata di riposo . A Cremona i contagi al 30 marzo erano 3788 e i morti 531 (questo dato è del 29 marzo). «Ma quando ne vedi così tanti, tutti insieme… morti da soli…. nessuno è preparato a questo…», afferma Miranda.

Paolo Miranda, infermiere  fotografo

«Non eravamo preparati a un evento di questa entità»

Anche sua moglie, Corinne, lavora nel pronto soccorso dello stesso ospedale, ma nessuno dei due si perde d’animo anzi. «La scorsa notte qui è successa una cosa molto positiva. A un certo punto al pronto soccorso qui a Cremona non c’era più nessuno che aspettava. Non succedeva da almeno un mese e mezzo. Per me questo è un ottimo segnale… Poi staremo a vedere. Non è finita qui di certo, anche quando caleranno i contagi ne avremo a che fare per molto ancora».

Paolo Miranda

Autoscatto di Paolo Miranda nell’ascensore dell’Ospedale di Cremona, reparto terapia intensiva.

«Noi non ci sentiamo degli eroi, stiamo solo facendo il nostro lavoro», dice Miranda

Nulla sarà più come prima. Questo è poco ma sicuro. Di certo Paolo dopo nove anni di servizio, i primi cinque all’Ospedale Civico di Brescia, una parentesi in Toscana e poi il ritorno in Lombardia, di storie ne ha viste parecchie, ma come in questi giorni mai.

È stanco Paolo, ma nella voce si sente la forte passione per il suo lavoro. «Non ci sentiamo degli eroi, stiamo solo facendo il nostro lavoro. Siamo abituati a certe situazioni e a rischi anche più forti. Ci sono anche altre patologie molto pericolose con cui possiamo venire in contatto come meningite e tubercolosi…  In Rianimazione, purtroppo, hai quasi sempre a che fare con situazione brutte. Inoltre a un’emergenza di questo tipo neanche noi eravamo preparati… Troppi pazienti…  Ammetto che ora siamo tutti molto stanchi e provati. Ne usciremo perché ne usciremo però… è dura, davvero. Non solo per noi! Tutto il mondo sta vivendo un momento davvero difficile…».

Paolo Miranda

L’abbraccio tra due infermiere all’Ospedale di Cremona dopo aver saputo che l’esito del tampone era negativo

«Ora siamo davvero stanchi. Ma ne usciremo…»

«Fuori dall’ospedale sono fotografo e ho proposto all’ufficio stampa dell’ospedale di raccontare per immagini il lavoro di queste settimane. E così ho iniziato a scattare. Ma non da subito. All’inizio non ci avevo pensato e mi pareva fuori luogo. Poi però ho pensato che era necessario documentare questi momenti e che fosse importante raccogliere delle testimonianze per non dimenticare. I colleghi si sono prestati con entusiasmo. Sebbene ora devo confessare che la voglia si sta un po’ spegnendo per la stanchezza. Anche per me tirare fuori la macchina fotografica in questi giorni sta diventando difficile, ma sogno di scattare “la foto finale”, quella della fine di questa pandemia».

Paolo Miranda

«Ci porteremo le cicatrici addosso per parecchio tempo, e non parlo di cicatrici fisiche, quelle guariranno». scrive Paolo come didascalia a questa foto sul profilo Instagram.

«Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci tenga la mano», dice Paolo

Le immagini di Paolo dicono tanto. Sono rispettose ma chiare. Si vedono infermieri e medici che si preparano, che sorridono, che piangono e che si abbracciano. Si vedono volti segnati dalle infinite ore passate dietro a una mascherina protettiva, si vedono occhi che gridano “sto facendo tutto quello che posso, ma vorrei fare di più”.

Paolo Miranda

«Una delle cose più atroci di questa patologia è l’isolamento, tutti noi abbiamo bisogno di una persona che sia lì a tenerci la mano. In questo periodo noi tutti operatori sanitari facciamo di tutto per cercare di alleviare questa ulteriore sofferenza. #celafaremo»

Non ci sono i malati nei suoi scatti, ma si percepisce la solitudine, il dolore e la paura. Come nello scatto di un malato di Covid-19, solo, su un lettino in un spazio che potrebbe essere una sala d’aspetto. «Tutti noi abbiamo bisogno di una persona che sia lì a tenerci la mano», scrive Paolo come didascalia alla foto sul suo profilo Instagram. Questo lavoro diventerà un libro, gli chiediamo? «Sarebbe bello, magari una mostra, chissà…».

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Elisabetta Pina
Giornalista professionista, fotografa e social media manager. Cofondatrice di Fattore K Lab, studio digitale di comunicazione.

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