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Auto elettriche, l’anno del boom? Perché sì e perché (ancora) no

Sarà il 2021 l’anno delle auto elettriche? Forse nì. Nel senso che ci sarà un grande impulso nella produzione e vendita di veicoli ad emissioni zero. Ma ancora c’è molto da lavorare perché davvero questo tipo di mobilità sia a emissioni zero.

Auto elettriche, perché sì e perché (ancora) no

Hanno fatto scalpore negli ultimi giorni le parole del presidente della Toyota Akio Toyoda e del numero uno del consiglio di sorveglianza di Bosch Franz Fehrenbach.

Il primo, tra l’altro a capo di un marchio che più di tutti ha puntato sulle auto ibride (ma non completamente elettriche) ha detto che il business è ancora troppo immaturo e antieconomico. Il secondo ha criticato la Ue per aver giudicato la nuova tecnologia non inquinante del tutto. Hanno ragione? Vediamo.

I vantaggi dell’elettrificazione

Non c’è dubbio che il mercato si stia spostando verso questo tipo di mobilità. Nel 2021 sono previsti numerosi modelli completamente elettrici, segno che il business per le case automobilistiche è diventato maturo.

Secondo i dati, i vantaggi nella produzione, e quindi del rilascio dell’atmosfera di Co2, sono evidenti. Uno studio della Mercedes ha paragonato l’elettrica EQC e la GLC 350e 4MATIC ibrida plug-in, entrambe a trazione integrale e costruite sulle stesse linee.

In una vita quantificata in 200.000 km per la produzione, l’uso e poi lo smaltimento della vettura elettrica, si generano 17,1 tonnellate di anidride carbonica di energia raccolta da centrali idroelettriche. Che diventerebbero 32,4 tonnellate utilizzando l’energia nell’Unione Europea, che impegna anche centrali termiche. Le stesse quantità riferite alla GLC 350e ibrida sono rispettivamente 25,6 e 37,9 tonnellate di CO2.

I dati ancora (troppo) negativi

La mobilità elettrica ha però ancora un altro lato della medaglia, non solo economico. Evidenziato dal ricercatore Enrico Mariutti (da leggere qui). Dal suo report si evincono alcuni dati:

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  • Ogni anno vengono estratti 50 miliardi di tonnellate di materiale da costruzione dal sottosuolo.
  • Pannelli solari, pale eoliche, batterie e auto elettriche sono dispositivi tecnologici fatti di cemento, plastica, acciaio, titanio, rame, argento, cobalto, litio e decine di altri minerali.
  • In un giacimento il rame è presente con una concentrazione di circa lo 0,6%. Per estrarre una tonnellata di metallo bisogna sbriciolare più di 150 tonnellate di roccia.
  • Per produrre una tonnellata di alluminio sono necessari circa 30.000 kwh di energia.
  • Di circa una decina di materiali alla base della rivoluzione green, le riserve conosciute basterebbero a coprire solo pochi di anni di consumo in uno scenario 100% rinnovabili.
  • Per estrarre miliardi tonnellate di ghiaia, argilla, ferro, bauxite e rame in più, distruggeremo altre foreste incontaminate, inquineremo ulteriormente aria e acqua, spingeremo verso l’estinzione decine di migliaia di specie animali.

Quindi meglio rinunciare? Questo no, però…

La rivoluzione verde è ancora acerba

A quanto sopra bisogna trovare un rimedio, prima ancora che il problema si ponga. Lo sviluppo di massa della mobilità elettrica comporta una produzione di energia elettrica maggiore (per esempio anche per impiantare migliaia di colonnine). E poi c’è il problema dello smaltimento e del riciclo delle batterie esauste.

Tutto ha un costo energetico, e il progresso deve utilizzare la tecnologia come volano perché il cambiamento sia davvero verde. Per esempio: esistono nel mondo decine di impianti pilota per la Cattura Diretta in Atmosfera, ovvero la separazione nell’aria dell’anidride carbonica dall’ossigeno. In questo caso si aggredisce il problema ecologico alla fonte, ma chi avversa questa soluzione la giudica troppo costosa.

Eppure nella ricerca di Mariutti si evidenzia come l’uso in larga scala della CDA costerebbe 3mila miliardi l’anno contro i 5-6 mila della rivoluzione verde così com’è pensata oggi. E dunque: la tecnologia c’è, basta renderla proficua.

La risposta al 2021 elettrico

Perché questo è il punto: quando l’industria automobilistica decise che il diesel era meglio della benzina, lo fece per un motivo economico (il gasolio allora inquinava molto di più) e non certo per ambientalismo. Il rischio è che oggi si commetta lo stesso errore: si sostituiscano i motori termici (ora molto più performanti e meno pericolosi) con una tecnologia ancora non pronta per essere efficace. Ma che frutta di più, visto il cambiamento di sensibilità nell’opinione pubblica.

Lo sarà ovviamente presto se tutti gli studi e l’impegno del mondo delle quattro ruote metteranno il green davanti a tutto. Sapendo che sarà questa scelta a produrre benessere per l’umanità e, di conseguenza, per le casse dei costruttori. Cominciando a perfezionare le infrastrutture, a potenziarle e a prevedere futuri scenari da affrontare.

Per cui, tornando alla domanda iniziale: il 2021 sarà l’anno delle auto elettriche? Probabilmente ancora no, ma potrebbe essere quello dell’inizio di un nuovo modo di vivere. Più tecnologico e, quindi, più a misura del nostro pianeta.

Marco Pietro Lombardo

giornalista appassionato di tutto quanto fa tecnologia, caporedattore del quotidiano Il Giornale

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