Turbina galleggiante da 16 MW verso il giacimento Lufeng

da | 3 Lug 2026

La Cina continua a investire in soluzioni energetiche offshore di grande scala, sperimentando approcci che combinano tecnologie rinnovabili e attività industriali tradizionali. L’ultimo progetto riguarda una turbina eolica galleggiante da 16 MW, sviluppata per fornire energia direttamente a un complesso petrolifero in mare aperto. Una scelta che evidenzia l’interesse del Paese verso modelli ibridi di produzione energetica, capaci di ridurre l’impatto ambientale delle operazioni offshore.

Una piattaforma eolica per supportare l’estrazione

La turbina, realizzata da CNOOC, è stata assemblata a Zhuhai e ha iniziato il suo trasferimento verso il cluster petrolifero di Lufeng, nel Mar Cinese Meridionale. A differenza dei parchi eolici convenzionali, l’impianto non alimenterà una rete elettrica terrestre: l’energia generata sarà inviata direttamente alle piattaforme di estrazione tramite cavi sottomarini, sostituendo parte del fabbisogno coperto da combustibili fossili.

Questa integrazione tra produzione rinnovabile e attività petrolifere rappresenta un caso particolare, ma mostra come le fonti pulite possano contribuire anche in contesti industriali complessi. La struttura raggiunge oltre 300 metri di altezza e ha una massa di circa 8.000 tonnellate, dimensioni che ne evidenziano la portata ingegneristica.

Tecnologia TLP per stabilità in mare aperto

La piattaforma utilizza un sistema TLP (tension-leg platform), basato su cavi verticali ad alta tensione ancorati al fondale marino. Questa configurazione limita i movimenti della struttura e permette di operare anche in acque profonde o soggette a condizioni meteo più impegnative.

L’adozione di una soluzione galleggiante consente di installare turbine di grande potenza in aree dove le fondazioni tradizionali non sarebbero praticabili, ampliando le possibilità di sviluppo dell’eolico offshore.

Produzione energetica e impatto ambientale

Una volta operativa, la turbina dovrebbe generare circa 54 milioni di kWh all’anno, contribuendo a ridurre le emissioni legate alle attività del giacimento. Le stime indicano un taglio di 35.000 tonnellate di CO₂ ogni anno, risultato significativo per un impianto destinato a supportare operazioni petrolifere.

Il progetto si inserisce in una serie di iniziative cinesi dedicate all’eolico di grande scala. Solo pochi mesi fa, nel Paese è stata avviata la turbina eolica da 20 MW, attualmente la più potente al mondo.

Un passo verso modelli energetici ibridi

La nuova turbina galleggiante da 16 MW mostra come le rinnovabili possano essere integrate anche in settori tradizionalmente legati ai combustibili fossili. Pur trattandosi di un impiego particolare, l’iniziativa conferma la volontà della Cina di sperimentare soluzioni che combinano efficienza operativa e riduzione delle emissioni, ampliando il ruolo dell’eolico offshore nel mix energetico nazionale.

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