Nave a fusione nucleare entro il 2032

da | 8 Giu 2026

Il settore marittimo sta accelerando la ricerca di soluzioni energetiche alternative per rispettare l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050, fissato dall’Organizzazione Marittima Internazionale. Con la maggior parte del commercio globale che viaggia via mare, le tecnologie oggi considerate “green” non garantiscono ancora la densità energetica e le infrastrutture necessarie per un impiego su larga scala. In questo contesto nasce un progetto internazionale che punta a realizzare la prima nave alimentata da un reattore a fusione nucleare, con un prototipo previsto intorno al 2032.

Un consorzio internazionale per la fusione in mare

L’iniziativa è stata presentata alla conferenza Posidonia 2026 da un gruppo di cinque partner guidati dall’ente di certificazione statunitense ABS e dallo sviluppatore israeliano nT‑Tao. Il progetto, denominato Fusion Power Barge, coinvolge anche Siemens Energy, P&P Marine Consultants e gli specialisti francesi di TEMISTh. L’obiettivo è valutare la fattibilità tecnica, economica e normativa di un’imbarcazione offshore alimentata da fusione, una tecnologia che, a differenza della fissione, non comporta rischio di fusione del nocciolo e produce scorie radioattive minime. Il principale ostacolo riguarda oggi l’assenza di un quadro regolatorio per l’uso civile di reattori a fusione a bordo di navi.

Verso nuove regole di sicurezza

ABS coordinerà lo studio per definire da zero gli standard di sicurezza e classificazione necessari a certificare questo tipo di installazioni. Si tratta di un passaggio cruciale, poiché nessuna normativa internazionale contempla ancora l’impiego di reattori a fusione nel settore marittimo. Il lavoro del consorzio servirà quindi a delineare le basi per future applicazioni commerciali.

Il design della nave e il reattore compatto nT‑Tao

Il progetto prevede una nave da rifornimento e movimentazione ancore lunga 71,4 metri, sviluppata da P&P Marine Consultants. Il cuore del sistema sarà un reattore a fusione compatto nT‑Tao, basato su una configurazione Stellarator a impulsi. Le dimensioni ridotte consentiranno l’integrazione del reattore in un modulo standard da spedizione, semplificando installazione e trasporto. L’impianto alimenterà due generatori a vapore da 8.000 kWe, per una potenza complessiva fino a 20 MW di elettricità a emissioni zero. La nave potrà raggiungere una velocità di 14 nodi e includerà un sistema di batterie in grado di garantire sei ore di autonomia a otto nodi in caso di spegnimento del reattore.

Una piattaforma energetica mobile

Oltre alla navigazione, la nave sarà progettata come una centrale mobile multimissione. Potrà effettuare rimorchi oceanici, fornire energia elettrica in aree offshore e supportare attività come la desalinizzazione dell’acqua in regioni isolate prive di infrastrutture terrestri. Questa versatilità rappresenta uno degli aspetti più rilevanti del progetto, che mira a dimostrare come la fusione possa diventare una risorsa strategica non solo per il trasporto marittimo, ma anche per la produzione energetica in contesti remoti.

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