El Niño cambia volto: variabilità in forte aumento

da | 28 Ago 2026

Il fenomeno climatico El Niño, da sempre parte delle dinamiche naturali del Pacifico tropicale, sta mostrando segnali di trasformazione. Le oscillazioni termiche che caratterizzano questo evento influenzano precipitazioni, siccità e temperature in molte aree del mondo, ma recenti analisi indicano che la sua variabilità potrebbe essere oggi più accentuata rispetto al passato. Un nuovo studio pubblicato su Science evidenzia un possibile legame bidirezionale tra El Niño e il riscaldamento globale, suggerendo che l’aumento delle temperature indotto dalle attività umane stia contribuendo a rendere il fenomeno più intenso.

Un meccanismo naturale che non si comporta più come prima

Per secoli El Niño ha mostrato oscillazioni relativamente costanti, con cicli di riscaldamento del Pacifico orientale che alteravano la circolazione atmosferica. Secondo la ricerca, però, questo equilibrio sembra essersi modificato in coincidenza con l’industrializzazione e, in modo più marcato, negli ultimi quarant’anni. La tesi centrale dello studio è che il fenomeno stia vivendo una sorta di amplificazione reciproca: El Niño contribuisce temporaneamente all’aumento della temperatura globale, mentre il riscaldamento antropico ne intensifica la forza.

Coralli antichi come archivio climatico

Per ricostruire l’evoluzione del fenomeno, i ricercatori hanno analizzato antichi coralli delle Galápagos, la cui composizione chimica conserva informazioni sulle temperature superficiali dell’oceano. Questo archivio naturale ha permesso di osservare che, per gran parte dell’ultimo millennio, le variazioni di El Niño sono rimaste stabili. Il quadro cambia però nel periodo moderno: la variabilità attuale sarebbe superiore del 37% rispetto all’epoca preindustriale, un incremento che si traduce in eventi più intensi e potenzialmente più distruttivi.

Impatti globali: piogge, siccità e sicurezza alimentare

Un El Niño più forte può alterare ulteriormente gli equilibri meteorologici.

  • Le Americhe potrebbero affrontare piogge più abbondanti e alluvioni severe.
  • India, Indonesia e Australia rischiano condizioni più secche, con effetti diretti sui raccolti.

Le conseguenze non restano confinate ai grafici climatici: incidono sui prezzi dei prodotti agricoli, sulla disponibilità di cibo e sulla stabilità delle filiere. Una previsione citata nello studio indica che l’evento in sviluppo potrebbe contribuire a spingere circa 50 milioni di persone verso condizioni di fame acuta entro il 2027, soprattutto per l’impatto sulla produzione alimentare.

Adattamento e cause profonde

Secondo gli esperti, tornare alle condizioni del passato è ormai improbabile. Le strategie più efficaci puntano quindi sul rafforzamento delle misure di adattamento, come la gestione delle scorte alimentari e la preparazione alle emergenze climatiche. Resta però centrale la causa di fondo: l’aumento dei gas serra legato all’uso dei combustibili fossili, che continua a influenzare la dinamica del fenomeno.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tra me & Tech
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie per consentirci di offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser per riconoscerti quando ritorni sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito web trovi più interessanti e utili.