In Italia prosegue il confronto politico su un possibile divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni, una misura pensata per regolamentare l’uso delle piattaforme digitali tra gli adolescenti. Il disegno di legge, sostenuto da più forze politiche, attende ancora i pareri ministeriali necessari per iniziare l’iter parlamentare. L’obiettivo è definire un quadro condiviso che coinvolga famiglie, scuole e istituzioni, in linea con le discussioni già avviate in diversi Paesi europei.
Un disegno di legge pronto a partire
La deputata Marianna Madia, firmataria insieme a Lavinia Mennuni, spiega che il testo è già completo ma non ha ancora superato i passaggi tecnici richiesti. Il lavoro con le istituzioni europee ha richiesto mesi, perché il tema riguarda ormai l’intero contesto digitale globale. La proposta punta a offrire alle famiglie un supporto concreto nella gestione dell’accesso ai social da parte degli adolescenti. Madia insiste sulla necessità di costruire un coordinamento tra genitori, scuola, governo e professionisti, così da evitare che un eventuale divieto generi isolamento o esclusione.
Il confronto con il governo
Madia racconta di aver discusso la misura con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che avrebbe espresso disponibilità a non ostacolare il percorso parlamentare. La premier, però, in passato aveva mostrato perplessità sull’introduzione di un limite d’età così netto, come dimostrato dallo stop arrivato nell’ottobre 2025. Nonostante questo, la deputata considera l’attuale fase politica un’occasione utile per portare avanti il provvedimento, soprattutto perché diversi Paesi dell’Unione Europea stanno valutando iniziative simili.
Come funzionerebbe il divieto
A livello europeo esiste già un prototipo di applicazione dedicata per verificare l’età degli utenti, che gli Stati membri potrebbero adottare in modo uniforme. Madia sottolinea però che la tecnologia rappresenta solo uno strumento: il vero obiettivo consiste nell’introdurre un principio culturale chiaro, paragonabile a quello che ha portato al divieto di fumo nei locali pubblici. Secondo la deputata, una norma esplicita potrebbe favorire un cambiamento nelle abitudini sociali, rendendo più naturale limitare l’accesso ai social per i più giovani.
Il contesto europeo
Il dibattito italiano si inserisce in un quadro più ampio. Madia indica nove Stati membri pronti a sostenere misure analoghe, con il supporto di figure come Ursula von der Leyen ed Emmanuel Macron. A livello internazionale emerge spesso il riferimento all’Australia, che ha già introdotto un’età minima legale per l’uso dei social e rappresenta un caso di studio per le politiche di tutela dei minori online. L’Italia, quindi, si muove all’interno di una discussione sempre più centrale nel panorama digitale europeo.





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