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Identity Assessment: sicurezza di accessi e identità

da | 5 Ago 2025

L’identità è diventata la nuova chiave d’accesso al patrimonio informativo aziendale

. Non bastano più firewall e antivirus: oggi la prima linea di difesa passa dalla gestione sicura di utenti, ruoli e autorizzazioni. E quando tutto si muove intorno a credenziali, token e account, serve una domanda scomoda ma necessaria: siamo davvero sicuri di sapere chi accede a cosa, quando e perché?

L’Identity Assessment nasce per rispondere a questa esigenza critica. Non è solo un controllo delle password o delle policy di autenticazione, ma un’analisi completa che mette a nudo le vulnerabilità nella gestione delle identità digitali aziendali. In questo articolo esploreremo perché mappare accessi, privilegi e sistemi è oggi una priorità strategica, come funziona un assessment identitario e quali rischi si possono evitare, prima che diventino problemi reali.

Cos’è un Identity Assessment e perché le aziende non possono più farne a meno

L’Identity Assessment è un’attività di analisi tecnica e procedurale che ha l’obiettivo di valutare il livello di esposizione e rischio associato alla gestione delle identità all’interno di un’organizzazione. Attraverso questa valutazione, si identificano le debolezze nei sistemi di autenticazione e autorizzazione, si verificano le policy di accesso e si analizzano ruoli e privilegi assegnati agli utenti, con particolare attenzione alle anomalie e agli account con eccessivi diritti amministrativi.

Questa attività si rivela particolarmente cruciale perché, in un’epoca in cui gli attacchi informatici mirano sempre più spesso a sfruttare identità compromesse, una gestione non strutturata delle credenziali può diventare il primo anello debole nella catena della sicurezza.

Come si svolge l’analisi dei sistemi di identità, da Active Directory alle alternative

Un Identity Assessment ben strutturato si concentra in primis sull’analisi dei sistemi di directory aziendali, come Microsoft Active Directory, Azure AD o altri servizi LDAP. Vengono mappati gli utenti attivi, i gruppi, i ruoli e i livelli di accesso associati. Particolare attenzione è rivolta agli account dormienti, agli utenti con privilegi elevati non giustificati e all’eventuale mancanza di segmentazione tra ruoli critici e operativi.

Inoltre, l’assessment può comprendere l’analisi dei sistemi di Single Sign-On (SSO), delle autenticazioni multifattoriali (MFA) e delle integrazioni con applicazioni SaaS e ambienti cloud. La finalità è evidenziare dove esistono incoerenze, autorizzazioni eccessive o assenza di controlli, che potrebbero essere sfruttate in caso di attacco mirato.

Le conseguenze di una cattiva gestione delle identità: rischi reali per la sicurezza

Un’identità non gestita correttamente equivale a un varco lasciato aperto. Tra i rischi più comuni ci sono l’escalation dei privilegi, che permette a un attaccante di muoversi lateralmente all’interno della rete una volta ottenute credenziali iniziali, e la persistenza degli accessi, legata ad account non più utilizzati ma ancora attivi, spesso trascurati nei controlli periodici.

Un altro pericolo frequente è rappresentato dalla mancanza di tracciabilità, ovvero l’assenza di log e audit efficaci per monitorare le attività degli utenti, rendendo difficile individuare tempestivamente comportamenti sospetti o violazioni. Tutti questi elementi, se ignorati, possono facilitare violazioni gravi e difficili da rilevare.

Rafforzare la sicurezza delle identità: cosa fare dopo l’assessment

Al termine dell’Identity Assessment, le aziende ricevono una panoramica dettagliata e strutturata del proprio ecosistema identitario, con evidenza delle criticità e raccomandazioni operative per intervenire. Tra le azioni suggerite più comuni troviamo la riduzione dei privilegi eccessivi, la disattivazione degli account obsoleti, l’introduzione o il rafforzamento della Multi-Factor Authentication, e la revisione delle policy di accesso condizionato.

Ma l’obiettivo più ampio è sempre quello di rendere la gestione delle identità un processo continuo e integrato nella strategia di sicurezza: non una fotografia statica, ma un percorso di miglioramento costante, basato su controlli periodici, automazione dei processi e piena visibilità su chi accede a cosa, quando e da dove.

 

 

 

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