Verso colture alimentari nelle missioni extraterrestri
In vista delle future basi permanenti sulla Luna e Marte, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) sta sviluppando una varietà di riso adatta agli ambienti extraterrestri. Il progetto “Moon-Rice”, in collaborazione con le università di Milano, Roma (La Sapienza) e Napoli (Federico II), punta a ottenere piante ultra-compatte e ad alta resa, capaci di fornire un nutrimento completo agli astronauti durante le missioni di lunga durata.
Le caratteristiche del riso “extra-terrestre”
I primi risultati, presentati alla Society for Experimental Biology ad Anversa, mostrano significativi progressi:
- Le nuove piante raggiungono un’altezza di appena 10 cm, rendendole compatibili con spazi ridotti.
- Si lavora per migliorarne la produttività, intervenendo sull’architettura genetica.
- Il contenuto proteico viene potenziato, per compensare l’assenza di carne fresca nello spazio.
Queste varietà, definite super nano-piante, nascono dall’utilizzo di mutazioni e ormoni vegetali come la gibberellina, con l’obiettivo di mantenere rese elevate in dimensioni contenute.
Coltivazione simulata e metodi alternativi
Per affrontare le sfide tecniche della coltivazione spaziale, vengono utilizzati metodi innovativi come:
- Idroponica: coltivazione in soluzione liquida nutritiva
- Aeroponica: nebulizzazione dei nutrienti sulle radici
- Simulazione di microgravità mediante rotazione continua delle piante sulla Terra, per mimare l’assenza di peso.
Queste tecnologie consentono un utilizzo efficiente delle risorse e un controllo preciso dell’ambiente di crescita, elementi fondamentali in habitat isolati e autogestiti.
Benefici nutrizionali e psicologici per gli astronauti
Coltivare piante a bordo offre vantaggi multipli:
- Cibo fresco a disposizione, in alternativa agli alimenti disidratati
- Attività di giardinaggio utile al benessere psicologico
- Maggiore sostenibilità e autosufficienza nella gestione delle risorse
Il problema (non secondario) della cottura
Nonostante l’efficacia del progetto nella fase di coltivazione, resta un ostacolo da superare: la preparazione del riso in microgravità. L’assenza di peso impedisce all’acqua di bollire in modo tradizionale, rendendo difficile la cottura. Secondo Marta Del Bianco, biologa dell’ASI, questo aspetto tecnico è ancora irrisolto: “La cucina resta un problema da risolvere, se vogliamo che gli astronauti assaggino il risotto”.
Impatti terrestri e prospettive future
Le varietà Moon-Rice potrebbero trovare impiego anche in condizioni estreme sulla Terra: Artico, Antartico, deserti o spazi chiusi urbani. In un contesto segnato da cambiamenti climatici e riduzione delle risorse coltivabili, sviluppare piante resilienti è una priorità.
Il progetto italiano si inserisce nelle iniziative internazionali in vista delle missioni umane su Marte, dove la capacità di produrre cibo fresco direttamente nello spazio sarà un requisito imprescindibile.





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