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Reddito e AI: un divario crescente

da | 17 Nov 2025

Una recente analisi condotta da Morning Consult mette in luce una dinamica interessante: l’adozione degli strumenti di intelligenza artificiale non è uniforme tra i lavoratori, ma varia sensibilmente in base al livello di reddito. Se da un lato molti temono che l’automazione possa ridurre opportunità occupazionali, dall’altro i professionisti con stipendi più elevati mostrano un entusiasmo crescente verso queste tecnologie. Il fenomeno solleva interrogativi sul futuro del mercato del lavoro e sul rischio di amplificare il digital divide.

L’interesse dei redditi più alti

Secondo i dati raccolti nel 2024, i lavoratori con guadagni superiori ai 100.000 dollari annui sono i più propensi a utilizzare strumenti di AI. In questa fascia, marchi come ChatGPT, Gemini, Microsoft Copilot e OpenAI registrano una crescita significativa in termini di notorietà e fidelizzazione. La consapevolezza del brand Gemini, ad esempio, è passata dal 62% del primo trimestre al 78% entro la fine del terzo, segnalando un’espansione rapida. ChatGPT emerge come il chatbot più riconosciuto e utilizzato, con un vantaggio netto rispetto ai concorrenti.

Le preferenze delle fasce intermedie e basse

Il quadro cambia radicalmente se si osservano le fasce di reddito inferiori. Tra chi guadagna tra i 50.000 e i 99.000 dollari, i brand in crescita sono legati a servizi di consegna e intrattenimento, come DoorDash e MTV. Per chi percepisce meno di 50.000 dollari annui, le preferenze si orientano verso prodotti e servizi essenziali, come Discount Tire o alimenti a basso costo del marchio Great Value. Queste scelte evidenziano una priorità verso la convenienza piuttosto che verso l’adozione di tecnologie emergenti.

Implicazioni sul mercato del lavoro

La ricerca suggerisce che gli strumenti di AI, pur essendo progettati per automatizzare compiti amministrativi e ripetitivi, vengono adottati soprattutto da chi occupa posizioni manageriali o professionali di alto livello. Questo paradosso rischia di accentuare le disparità occupazionali, poiché chi ha già un vantaggio economico acquisisce nuove competenze tecnologiche, mentre chi svolge mansioni più esposte all’automazione fatica a riqualificarsi.

Differenze generazionali

Lo studio evidenzia anche curiosità legate alle generazioni. I Baby Boomer mostrano una fedeltà particolare verso marchi tradizionali come Pringles, mentre la Generazione Z si orienta verso piattaforme digitali come UberEats. Questi dati, seppur marginali, contribuiscono a delineare un quadro sociale in cui età e reddito influenzano non solo i consumi, ma anche il rapporto con l’innovazione tecnologica.

La polarizzazione nell’adozione dell’AI rappresenta un segnale importante: se l’entusiasmo rimane concentrato tra i redditi più alti, il rischio è che l’automazione diventi un ulteriore fattore di frammentazione sociale ed economica. La sfida dei prossimi anni sarà capire se e come queste tecnologie potranno essere rese accessibili e utili anche a chi oggi ne rimane ai margini.

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