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Reattori cinesi, tra innovazione e sostenibilità

da | 29 Lug 2025

La Cina sta ridefinendo il panorama energetico globale attraverso lo sviluppo di tecnologie nucleari di nuova generazione. Tra reattori a neutroni veloci e sistemi a sali fusi basati sul torio, il paese asiatico ha messo in campo soluzioni avanzate per affrontare le sfide legate all’efficienza, alla sicurezza e alla sostenibilità della produzione energetica. In questo scenario emergono due progetti chiave: il CFR-1000 e il reattore al torio sperimentato nel deserto del Gobi, entrambi sintomo di una strategia a lungo termine mirata alla diversificazione e alla decarbonizzazione.

Reattori a neutroni veloci: il salto tecnologico della CNNC

Il progetto CFR-1000, presentato dalla China National Nuclear Corporation (CNNC), rappresenta uno dei primi esempi di reattore a neutroni veloci su scala commerciale. A differenza dei reattori termici tradizionali, che richiedono un moderatore come l’acqua per rallentare i neutroni, questa tecnologia impiega neutroni alla massima velocità, aumentando il rendimento energetico.

Il CFR-1000 utilizza sodio liquido come refrigerante, in grado di gestire le elevate temperature del processo di fissione. Una volta operativo (non prima del 2030), l’impianto promette una potenza di 1,2 GW, sufficiente per alimentare circa un milione di abitazioni. Inserito nella cosiddetta strategia dei tre passi, questo reattore rappresenta il ponte tra il nucleare tradizionale e la futura energia da fusione, obiettivo ultimo dell’ambizione cinese.

Un elemento distintivo è la capacità di riprodurre il combustibile, trasformando uranio-238 in plutonio-239. Questo ciclo quasi chiuso riduce le scorie e la necessità di estrarre nuovo materiale fissile. Tuttavia, proprio il plutonio-239 solleva interrogativi geopolitici in tema di non proliferazione, in quanto utilizzabile anche per scopi bellici.

Il ritorno del torio: il reattore a sali fusi del Gobi

Nel deserto del Gobi, la Cina ha testato con successo un reattore nucleare a sali fusi (MSR) in grado di gestire un ciclo chiuso del torio, segnando un passo fondamentale nella ricerca di fonti energetiche più pulite e sicure.

A differenza dei sistemi convenzionali, il combustibile – torio e uranio – è disciolto in sali liquidi fluorurati, eliminando il rischio di fusione del nocciolo. Il comportamento autoregolante del sale, che espandendosi rallenta la reazione, introduce un sistema di sicurezza passiva. Inoltre, il tappo di sale congelato alla base del reattore rappresenta una barriera ulteriore contro il surriscaldamento.

Il ciclo completo verificato dagli scienziati cinesi comprende:

  • Conversione del torio-232 in uranio-233 attraverso il flusso neutronico
  • Sostenimento della reazione a catena
  • Recupero del combustibile residuo

Oltre alla maggiore efficienza energetica – grazie alle temperature operative di circa 700 °C – questa tecnologia produce minime quantità di plutonio-239, rendendola meno problematica in termini di sicurezza militare. Il torio, disponibile in abbondanza e difficile da convertire per usi bellici, appare quindi come alternativa strategica.

Un impianto dimostrativo da 10 MWe è già in costruzione vicino a Wuwei, con l’obiettivo di generare elettricità e idrogeno entro il 2030.

Sicurezza e prospettive internazionali

Entrambe le tecnologie offrono vantaggi significativi sul piano ambientale, economico e geopolitico. Mentre il reattore a neutroni veloci consente di riutilizzare il combustibile e ridurre il volume delle scorie, quello al torio si distingue per il minor impatto bellico e la maggiore sicurezza intrinseca.

La Cina dimostra una padronanza tecnologica che potrebbe influenzare l’equilibrio globale del nucleare. Tuttavia, la gestione delle scorie, in particolare per i reattori al torio, rimane una sfida aperta: il paese punta sullo stoccaggio in aree geologicamente stabili, come il deserto del Gobi.

In questo contesto, l’interesse internazionale si intensifica. Forum multilaterali come il Gen IV International Forum promuovono lo sviluppo di questi reattori avanzati come soluzioni energetiche future, pur mantenendo alta la vigilanza sulla proliferazione nucleare.

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