Negli Stati Uniti prende forma uno dei progetti più particolari nel panorama dell’energia nucleare: Gravity, il reattore sotterraneo sviluppato dalla startup californiana Deep Fission. L’azienda ha avviato le prime perforazioni in Kansas per raccogliere i dati necessari alla fase pilota, puntando su un approccio che sfrutta la geologia naturale come elemento strutturale e di sicurezza. L’obiettivo è valutare la fattibilità di un sistema modulare da 15 MW elettrici installato a quasi due chilometri di profondità, con potenziali vantaggi in termini di costi, ingombri e gestione operativa.
Prime perforazioni per il progetto Gravity
Deep Fission ha iniziato le attività nel Great Plains Industrial Park di Parsons, dove è in corso lo scavo del primo di tre pozzi esplorativi. Il diametro è di poco superiore ai 20 centimetri e, in questa fase, non è previsto l’inserimento di alcun reattore. La perforazione servirà invece a calare una sonda per raccogliere dati geologici, idrologici e termici, fondamentali per definire la configurazione finale dell’impianto e preparare il percorso autorizzativo.
Il reattore Gravity è concepito per operare a circa 1,8 km sotto la superficie, una profondità scelta per sfruttare condizioni fisiche naturalmente favorevoli. L’azienda prevede di completare la fase di analisi prima di procedere con eventuali installazioni sperimentali.
Perché portare il nucleare nel sottosuolo
Secondo Deep Fission, la collocazione sotterranea rappresenta il principale punto di forza del progetto. A quella profondità, la colonna d’acqua sovrastante garantirebbe una pressione naturale di circa 160 atmosfere, sufficiente per il funzionamento del reattore senza ricorrere ai grandi recipienti in pressione tipici degli impianti tradizionali.
La roccia circostante agirebbe inoltre come barriera naturale di schermatura e contenimento, riducendo l’impatto in superficie e aggiungendo un ulteriore livello di protezione. Questo approccio punta a semplificare l’infrastruttura esterna e a limitare l’area occupata dall’impianto.
Costi e scalabilità del modello
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il potenziale risparmio economico. Deep Fission stima una riduzione dei costi di costruzione tra il 70% e l’80% rispetto a una centrale nucleare convenzionale, grazie alla minore complessità delle strutture di contenimento e alla modularità del sistema.
Ogni pozzo sarebbe in grado di generare 15 MW elettrici, ma la startup immagina siti con decine o centinaia di moduli. In uno scenario con 100 reattori, la capacità complessiva raggiungerebbe 1,5 GW elettrici, con un uso del suolo significativamente inferiore rispetto agli impianti di superficie.
Il progetto è sostenuto da un finanziamento da 80 milioni di dollari, destinato a coprire le prime fasi di test e sviluppo.
Prospettive
Gravity rappresenta un tentativo di ripensare l’infrastruttura nucleare in chiave più compatta e potenzialmente più economica. Le prossime fasi di raccolta dati saranno decisive per capire se il modello sotterraneo potrà diventare una soluzione praticabile su larga scala.





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