Neuroni artificiali: apprendimento con la luce

da | 3 Set 2025

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale non si limita agli algoritmi, ma coinvolge sempre più profondamente l’hardware. Un recente studio condotto dalla Fudan University ha portato alla realizzazione di un neurone artificiale capace di imitare con maggiore precisione il comportamento delle cellule cerebrali umane. Il progetto si basa sull’integrazione tra memoria DRAM e disolfuro di molibdeno (MoS₂), materiali che insieme permettono di replicare la plasticità del cervello, aprendo nuove prospettive per lo sviluppo di sistemi neuromorfici.

Un dispositivo ispirato alla biologia

I sistemi neuromorfici si propongono di emulare il funzionamento del cervello umano, in particolare la plasticità sinaptica, ovvero la capacità dei neuroni di modificare la forza delle connessioni in base all’esperienza. Questo principio è fondamentale per la memoria e l’apprendimento. Riprodurlo in un dispositivo elettronico significa poter realizzare algoritmi più efficienti e meno energivori, un obiettivo cruciale in un contesto in cui i consumi dei data center sono in costante crescita.

La struttura del neurone artificiale

Il neurone sviluppato dal team di ricerca si fonda su due elementi principali. La DRAM agisce come serbatoio di cariche elettriche, modulando il livello di carica in modo analogo al potenziale di membrana dei neuroni biologici. A questa si affianca un inverter elettronico, capace di generare impulsi elettrici simili agli spike neuronali. Questa combinazione consente al dispositivo di simulare l’attivazione e la comunicazione tra neuroni, riproducendo dinamiche tipiche del sistema nervoso.

Adattamento visivo e riconoscimento delle immagini

Uno degli aspetti più innovativi del progetto è la capacità del dispositivo di adattarsi alle variazioni di luminosità, un comportamento che richiama la risposta dell’occhio umano alla luce. I ricercatori hanno assemblato una matrice di nove neuroni artificiali (3×3), utilizzata come retina elettronica in grado di modificare la propria sensibilità in base all’ambiente visivo. Questo sistema è stato poi testato in un compito di riconoscimento delle immagini, mostrando risultati promettenti in termini di efficienza energetica e capacità di apprendimento.

Prospettive future

Sebbene non si possa ancora parlare di un “cervello su chip”, il dispositivo rappresenta un passo significativo verso l’integrazione tra memoria e calcolo in un’unica struttura. Lo studio, pubblicato su Nature Electronics, evidenzia l’importanza di combinare diversi meccanismi di plasticità, non solo sinaptica ma anche intrinseca, per avvicinarsi a un’elaborazione più simile a quella biologica. Se le future ricerche confermeranno la scalabilità del sistema, si aprirà la strada a una nuova generazione di chip neuromorfici, con applicazioni nel campo della visione artificiale e del calcolo edge, ovvero vicino alla fonte dei dati.

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