Italia e trasporto pubblico: un divario persistente

da | 20 Mar 2026

L’utilizzo del trasporto pubblico in Italia rimane limitato, con una quota molto ampia di cittadini che continua a preferire l’auto privata. I dati europei più recenti mostrano un Paese in difficoltà nel ridurre traffico, emissioni e congestione urbana, evidenziando al tempo stesso differenze strutturali e culturali rispetto ad altre realtà dell’Unione. Le conseguenze si riflettono sulla qualità della vita, sull’ambiente e sull’efficienza delle città.

Un uso dei mezzi pubblici tra i più bassi in Europa

Secondo le rilevazioni europee aggiornate al 2024, quasi il 70% degli italiani non utilizza mai autobus, tram, metropolitane o treni. Una percentuale che colloca l’Italia nelle ultime posizioni dell’UE, appena sopra Cipro. Nel contesto europeo, oltre la metà della popolazione dichiara di non aver usato il trasporto pubblico nell’ultimo anno, ma la distanza tra l’Italia e i Paesi più organizzati resta significativa.

Le cause sono molteplici: offerta insufficiente, collegamenti poco capillari, ritardi frequenti e una percezione di scarsa affidabilità. A questi elementi si aggiungono abitudini consolidate che rendono difficile un cambiamento su larga scala.

Il confronto con i Paesi più virtuosi

Alcune realtà europee mostrano un quadro opposto. In Lussemburgo, solo il 15,7% della popolazione rinuncia ai mezzi pubblici, mentre Estonia e Svezia restano sotto il 27%. In questi Paesi, la presenza di servizi puntuali, diffusi e integrati favorisce un utilizzo più costante, con quote settimanali particolarmente elevate.

All’estremo opposto, oltre all’Italia, si trovano Portogallo, Francia, Slovenia e Grecia, dove l’uso dei mezzi rimane limitato e spesso condizionato da infrastrutture meno efficienti.

Un fenomeno trasversale alle condizioni economiche

Un elemento rilevante riguarda la relazione tra reddito e utilizzo dei mezzi pubblici. In Italia, sia le persone a rischio povertà sia quelle con condizioni economiche più solide mostrano percentuali simili di non utilizzo, tutte vicine ai due terzi della popolazione. Questo suggerisce che il problema non dipende solo dal costo o dalla disponibilità economica, ma coinvolge aspetti culturali e strutturali più profondi.

Traffico urbano in aumento: Roma e Milano in difficoltà

La scarsa diffusione del trasporto pubblico contribuisce a una congestione crescente nelle principali città. Secondo analisi internazionali, Roma è tra le città europee più trafficate, con oltre 70 ore perse ogni anno dagli automobilisti. Milano segue con valori poco inferiori. Velocità medie ridotte e tempi di percorrenza elevati incidono sulla quotidianità e sulla produttività urbana.

Impatti ambientali e sanitari sempre più evidenti

Il traffico su strada rappresenta una quota rilevante delle emissioni nazionali: il 26% dei gas serra deriva dal settore dei trasporti, con le automobili responsabili della maggior parte di questa percentuale. A ciò si aggiungono emissioni di ossidi di azoto e particolato, che contribuiscono al peggioramento della qualità dell’aria.

Stime scientifiche indicano che una riduzione delle polveri sottili potrebbe portare a un calo significativo della mortalità, con effetti positivi su patologie cardiovascolari e respiratorie. Un dato che evidenzia quanto la mobilità urbana sia legata anche alla salute pubblica.

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