Il debito climatico dei super ricchi

da | 11 Giu 2026

Il nuovo report Understanding the Climate Debt of Extreme Wealth mette in evidenza il peso crescente che una ristretta élite economica esercita sulla crisi climatica. Secondo l’analisi, lo 0,01% più ricco della popolazione mondiale genera un impatto ambientale particolarmente elevato, sia attraverso i consumi personali sia, soprattutto, tramite gli investimenti in attività ad alte emissioni. Il risultato è un debito climatico che supera di gran lunga quello attribuibile a fasce più ampie e meno abbienti della popolazione.

Il peso degli investimenti ad alte emissioni

Il report evidenzia come la principale fonte di impatto non sia lo stile di vita, ma la proprietà del capitale. Le emissioni associate ai portafogli finanziari dello 0,01% più ricco generano un debito climatico stimato in 992,48 miliardi di dollari, una cifra che supera di oltre il doppio quella legata ai consumi personali, pari a 404,73 miliardi di dollari.

Il concetto di debito climatico si riferisce ai danni ambientali causati dalle emissioni che eccedono la quota compatibile con il limite di 1,5°C. Nel caso degli investimenti, il calcolo riguarda le attività economiche possedute; per i consumi, invece, include l’impronta generata da beni e servizi come jet privati, yacht e viaggi ad alta intensità di carbonio.

Una concentrazione di responsabilità ambientale

La ricerca mostra come la crisi climatica sia anche una questione di concentrazione della ricchezza. In media, un individuo appartenente allo 0,01% più ricco genera un debito climatico di 1,24 milioni di dollari, di cui 506.783 dollari legati ai consumi.

Altri dati rilevanti del report:

  • il debito climatico di un membro dello 0,01% è 130 volte superiore a quello di un individuo appartenente al 10% più ricco;
  • l’1% più ricco è responsabile del 41% delle emissioni legate alla proprietà e del 16,5% di quelle da consumi;
  • la responsabilità climatica basata sulla ricchezza è concentrata in un numero limitato di Paesi ad alto reddito.

La proposta: applicare il principio “chi inquina paga”

Greenpeace suggerisce di introdurre una tassazione mirata ai grandi patrimoni per compensare i danni climatici generati. Secondo l’organizzazione, applicare il principio “chi inquina paga” permetterebbe di finanziare interventi nei Paesi in Via di Sviluppo, spesso i più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico.

Per Koaile Monaheng di Greenpeace Africa, non si tratterebbe di una misura estrema, ma di un passo necessario per sostenere l’azione climatica globale e contrastare il degrado degli ecosistemi.

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