L’idrogeno verde è un elemento chiave per la transizione energetica europea. Può ridurre le emissioni nei settori industriali e nei trasporti difficili da elettrificare. Tuttavia, due studi recenti sollevano dubbi sulla capacità dell’Unione Europea di raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030. Costi elevati, dipendenze geopolitiche e ritardi tecnologici rappresentano ostacoli concreti alla sua espansione.
Gli ostacoli economici e tecnologici
Secondo il rapporto H2 Reality Check di CASSIS ed EWI, l’idrogeno verde presenta costi proibitivi. Attualmente il prezzo oscilla tra €4,5-6,5/kg, contro €2,5-4/kg dell’idrogeno blu, derivato da gas fossile con cattura della CO₂. La competitività economica dell’idrogeno verde risulta dunque limitata. Inoltre, lo sviluppo tecnologico fatica a raggiungere livelli adeguati. Solo il 35% delle applicazioni industriali, come la produzione di acciaio verde, ha ottenuto una maturità tecnologica sufficiente (TRL ≥ 7), frenando la sua adozione su larga scala.
Dipendenza geopolitica e logistica
Oltre ai problemi economici, l’Unione Europea dovrà affrontare nuove dipendenze energetiche. Circa il 60-70% dell’idrogeno necessario dovrà essere importato da regioni geopoliticamente instabili, come Nord Africa e Medio Oriente. Il trasporto presenta rischi logistici, in particolare negli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb. A complicare il quadro, gli Stati Uniti stanno investendo massicciamente nell’idrogeno blu e adottando sussidi protezionistici, rendendo la competizione globale più serrata.
Progetti UE: solo il 17% potrebbe essere completato
Secondo un’analisi di Westwood Global Energy, solo il 17% dei progetti pianificati potrebbe concludersi entro il 2030, a meno di interventi urgenti su politiche e finanziamenti. Ben 23 progetti europei (per un totale di 29,2 GW) sono stati cancellati o sospesi. Nel Regno Unito, la situazione appare ancora più critica, con una percentuale di completamento che potrebbe variare tra l’1 e il 24%.
Nuove dipendenze tecnologiche
Nel tentativo di ridurre la dipendenza dal gas russo, l’UE rischia di crearne una nuova. La Cina domina il 60% del mercato globale degli elettrolizzatori, un componente essenziale per la produzione di idrogeno verde. Senza una strategia chiara per la diversificazione delle forniture, l’Europa potrebbe trovarsi vulnerabile nel lungo termine, replicando errori già visti nella gestione del gas.





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