IA e retail: le tecnologie che ridisegnano gli acquisti

da | 20 Gen 2026

L’edizione di gennaio della fiera della National Retail Federation di New York ha mostrato con chiarezza come l’intelligenza artificiale stia diventando un elemento centrale nelle strategie del commercio al dettaglio. Tra soluzioni sperimentali, nuovi standard tecnologici e sistemi di tracciamento avanzati, il settore si prepara a un cambiamento profondo che coinvolge sia l’esperienza in negozio sia quella online.

Ologrammi e assistenti virtuali

Tra le proposte più appariscenti spiccano gli ologrammi interattivi, pensati per attirare l’attenzione dei clienti. Un esempio è “Mike”, un assistente virtuale a grandezza naturale alimentato da modelli linguistici, utilizzato come elemento di ingaggio più che come strumento conversazionale. Accanto a lui compaiono personaggi non umani, come figure fantastiche che rispondono in rima: una scelta che, secondo gli espositori, aiuta i brand a evitare l’associazione diretta tra IA e sostituzione del personale umano. Queste soluzioni mostrano come l’IA venga impiegata non solo per automatizzare processi, ma anche per creare nuove forme di interazione visiva all’interno dei punti vendita.

Standard e servizi per l’e‑commerce

Google ha presentato lo Universal Commerce Protocol, uno standard open‑source che permette a rivenditori e agenti IA di comunicare tra loro. L’obiettivo è consentire agli utenti di effettuare acquisti direttamente tramite modalità conversazionali, senza passare dai siti dei negozi. Parallelamente, aziende come Papa Johns stanno sperimentando chatbot capaci di recuperare ordini precedenti, applicare offerte e persino analizzare una foto di gruppo per stimare il numero di persone da servire. Queste soluzioni mostrano una tendenza verso un e‑commerce guidato da agenti generativi, in cui la ricerca del prodotto passa attraverso sistemi conversazionali più che tramite navigazione tradizionale.

Nuove metriche per la visibilità dei brand

L’adozione dell’IA sta generando anche nuovi ambiti di ottimizzazione. Oltre alla classica SEO, emergono sigle come AEO, GEO e GSO, dedicate alla visibilità dei prodotti all’interno dei motori generativi. Aziende come Fabric offrono strumenti per monitorare quanto spesso un prodotto viene suggerito da piattaforme come ChatGPT o Gemini, pur riconoscendo che i criteri di selezione restano in larga parte opachi. Il risultato è un ecosistema in cui la competizione si sposta verso la presenza nei sistemi di risposta automatica, non solo nei motori di ricerca.

Tracciamento fisico e analisi dei comportamenti

Una delle aree più discusse riguarda le tecnologie di profilazione in negozio. Solum e SpaceVision propongono sistemi che assegnano un ID anonimo agli acquirenti e ne analizzano movimenti, tempi di attenzione e interazioni con gli scaffali. Schermi dotati di riconoscimento facciale stimano genere e fascia d’età, generando dati utili per campagne mirate o offerte contestuali. Queste soluzioni, già testate in Corea del Sud e Giappone, sollevano interrogativi sulla percezione della privacy nei mercati occidentali.

Il valore della fisicità nel packaging

In contrasto con la spinta all’automazione, aziende come Equapack puntano sulla dimensione tattile del packaging. Sacchetti, borse termiche e imballaggi personalizzati vengono progettati per rispondere a esigenze pratiche e comunicative, senza ricorrere a strumenti generativi. Secondo l’azienda, la materialità del prodotto resta un elemento centrale dell’esperienza d’acquisto, soprattutto per brand che vogliono trasmettere cura e qualità attraverso la confezione.

La fiera NRF evidenzia un settore in trasformazione, dove l’IA assume ruoli sempre più diversificati: dall’interazione visiva alla gestione degli ordini, fino al tracciamento dei comportamenti. Allo stesso tempo, alcune realtà continuano a valorizzare gli aspetti tangibili dell’esperienza di acquisto, ricordando che la tecnologia non sostituisce del tutto il rapporto fisico con il prodotto.

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