Godzilla, il robot che supporta l’assemblaggio di ITER

da | 15 Feb 2026

Nel sud della Francia è entrato in funzione Godzilla, un robot industriale progettato per affiancare le operazioni di assemblaggio di ITER, il reattore sperimentale dedicato alla fusione nucleare. Si tratta di un modello sviluppato per gestire attività complesse e ad alta precisione, un elemento chiave in uno dei progetti energetici più ambiziosi attualmente in corso.

Un robot progettato per carichi estremi

Godzilla è considerato uno dei robot industriali più potenti oggi disponibili. Con un’altezza di circa 4 metri e un braccio meccanico che raggiunge 5 metri di estensione, è in grado di movimentare carichi fino a 2,3 tonnellate. Queste caratteristiche lo rendono adatto a operazioni che richiedono stabilità, precisione e capacità di gestione di componenti di grandi dimensioni, come quelli necessari per l’assemblaggio del reattore.

Il robot verrà utilizzato come piattaforma di test per validare le tecnologie che saranno poi integrate nei sistemi robotici definitivi. Questi ultimi dovranno occuparsi dell’installazione di oltre 20.000 elementi all’interno della struttura di ITER, un processo che richiede strumenti affidabili e pienamente controllabili.

Tecnologie in fase di sperimentazione

Oltre a Godzilla, il progetto prevede la sperimentazione di ulteriori strumenti robotici. Tra questi figura un prototipo di sistema di cambio utensile, pensato per passare rapidamente da un’attrezzatura all’altra. Il sistema potrà selezionare tra più di 30 dispositivi dedicati a operazioni come bullonatura, saldatura, taglio e ispezione.

I robot che entreranno in funzione nelle fasi successive saranno dotati di sistemi di visione avanzati e sensori di forza e coppia, utili per percepire resistenza e pressione durante le attività più delicate. L’obiettivo è garantire un livello di controllo elevato anche in condizioni operative complesse.

Una strategia di assemblaggio a onde successive

ITER adotterà un approccio definito Rolling Waves, una metodologia che prevede il lavoro parallelo di più squadre. Mentre un gruppo completa un livello di installazione, un altro può iniziare quello successivo, riducendo i tempi complessivi e ottimizzando le risorse.

Il progetto punta a raggiungere la piena energia magnetica entro il 2036 e ad avviare le operazioni con deuterio e trizio nel 2039. Si tratta di un percorso lungo, che richiede coordinamento e strumenti altamente specializzati, ma rappresenta una delle iniziative più rilevanti nel campo della fusione nucleare.

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