Nel Regno Unito, un gruppo di ricercatori ha compiuto un passo significativo verso l’energia da fusione. Il team dell’UK Atomic Energy Authority (UKAEA) ha stabilizzato il plasma all’interno di un reattore sperimentale, impiegando un campo magnetico tridimensionale. L’esperimento, condotto nel tokamak MAST Upgrade presso il Culham Centre for Fusion Energy, apre nuove prospettive per impianti più compatti ed efficienti.
Il controllo del plasma: una sfida tecnica
All’interno di un reattore a fusione, il combustibile raggiunge temperature estreme e si trasforma in plasma. Per evitare danni alle strutture interne, gli scienziati devono confinare e controllare questo stato della materia con precisione. Anche piccole fluttuazioni possono compromettere il processo e causare stress termici elevati. Il team britannico ha affrontato questa criticità utilizzando bobine RMP (Resonant Magnetic Perturbation), che generano un campo magnetico tridimensionale ai margini del plasma. Grazie a questa configurazione, i ricercatori hanno eliminato le Edge Localised Modes (ELMs), instabilità che provocano forti sollecitazioni sulle superfici interne del reattore.
Tokamak sferico: un risultato inedito
Il MAST Upgrade ha raggiunto un traguardo mai ottenuto prima in un tokamak sferico. In passato, solo i dispositivi convenzionali più grandi erano riusciti a sopprimere gli ELMs. Questa dimostrazione tecnica conferma che le soluzioni sviluppate per impianti come ITER possono adattarsi anche a configurazioni compatte, con potenziali vantaggi in termini di costi, efficienza e scalabilità. Il successo del test suggerisce che la geometria sferica, finora meno esplorata, potrebbe offrire una via alternativa per la realizzazione di reattori a fusione più accessibili.
Il progetto STEP e le prospettive future
Il risultato si inserisce nel progetto STEP (Spherical Tokamak for Energy Production), che punta a costruire una centrale a fusione entro i prossimi decenni. La fusione nucleare offre una fonte energetica sostenibile e sicura, ma il controllo del plasma resta uno degli ostacoli principali. L’esperimento condotto al Culham Centre for Fusion Energy non risolve definitivamente il problema, ma contribuisce a comprendere meglio i meccanismi fisici necessari per rendere la fusione una tecnologia industriale. Questo avanzamento rafforza l’ipotesi che la fusione possa diventare una componente stabile del futuro energetico, a condizione che la ricerca continui a superare le barriere tecniche ancora presenti.





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