Energia mareomotrice: sei anni senza guasti in Scozia

da | 8 Lug 2025

Nel campo delle energie rinnovabili, l’energia mareomotrice si sta distinguendo come alternativa sempre più promettente per stabilità e prevedibilità. L’impianto MeyGen, situato nelle acque scozzesi del Pentland Firth, ha segnato un record di affidabilità operativa, con sei anni di attività continuativa senza guasti. Un traguardo che, oltre a dimostrare l’efficacia tecnologica, rilancia il potenziale di questa risorsa energetica ancora poco esplorata.

Tecnologie resistenti in ambienti marini estremi

Il successo dell’impianto MeyGen è attribuibile a una combinazione di innovazione ingegneristica e materiali altamente performanti. Le turbine, sviluppate da Proteus Marine Renewables, hanno beneficiato della collaborazione con SKF, azienda specializzata in componenti industriali. I cuscinetti e i sistemi di tenuta forniti da SKF sono stati progettati per sopportare le intense correnti sottomarine e le condizioni di pressione a 30 metri di profondità. L’affidabilità ottenuta nell’arco di sei anni rappresenta una pietra miliare per il settore, dove la resistenza meccanica è spesso uno dei principali ostacoli.

Verso una diffusione internazionale

Il progetto pilota ha posto le basi per una fase di espansione su scala globale. A partire dal 2026, Proteus installerà 30 nuove turbine AR3000, ciascuna da 3 megawatt, in aree selezionate in Scozia, Francia e Giappone. Ogni turbina potrà alimentare circa 3.000 abitazioni, contribuendo alla riduzione della dipendenza da fonti intermittenti come vento e sole. L’obiettivo finale è ambizioso: arrivare a quota 300 turbine, in grado di fornire energia calcolabile e costante su larga scala.

Un mercato in crescita e un potenziale ancora inespresso

Stime recenti indicano che la capacità sfruttabile di energia dalle maree si aggiri intorno ai 100 gigawatt globalmente. Nel 2023, il mercato dell’energia mareomotrice è stato valutato circa 1,2 miliardi di euro, con previsioni di crescita fino a 7,5 miliardi entro il 2030. Grazie all’ottimizzazione dei costi e ai progressi tecnologici, questa fonte rinnovabile potrebbe diventare competitiva persino con il nucleare, inserendosi in modo più deciso nel percorso verso la decarbonizzazione.

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