La Cop30 di Belém, in Brasile, ha mostrato la difficoltà di conciliare interessi geopolitici, economici e ambientali. Attese come “la Cop dell’implementazione”, le giornate amazzoniche hanno messo in evidenza il peso delle divergenze tra paesi. Alcuni risultati concreti sono arrivati, ma il tema centrale dell’abbandono dei combustibili fossili ha diviso i partecipanti e ha impedito di fissare una tabella di marcia condivisa.
Fossili al centro del dibattito
Il vertice avrebbe dovuto consolidare gli impegni già presi nelle precedenti conferenze. In realtà, la questione dei combustibili fossili ha riaperto tensioni. Alla Cop28 di Dubai i paesi avevano introdotto la formula del “transitioning away”, considerata un passo storico ma rimasta senza effetti pratici. A Belém, oltre 80 paesi hanno chiesto di inserire una roadmap per la transizione energetica, ma i grandi produttori di petrolio e gas hanno bloccato la proposta. La bozza finale non include riferimenti vincolanti e rinvia ancora una volta la decisione.
Divisioni interne e pressioni esterne
Il Brasile, paese ospitante, ha mostrato una posizione ambivalente. Alcuni membri del governo, come la ministra dell’Ambiente Marina Silva, sostengono con forza l’uscita dai fossili. Altri, invece, considerano queste risorse indispensabili per lo sviluppo nazionale. La recente autorizzazione alla prospezione petrolifera nell’area amazzonica ha alimentato polemiche e ha reso evidente il muro contro muro tra sostenitori della transizione e paesi legati alle fonti fossili. L’Unione europea ha tentato di mediare proponendo un percorso graduale, ma gli stati più scettici hanno respinto la proposta.
Adattamento e finanziamenti
Nonostante le difficoltà, la conferenza ha ottenuto un risultato significativo sul fronte dell’adattamento climatico. I paesi hanno deciso di triplicare i contributi destinati alle nazioni più vulnerabili, portandoli a 120 miliardi di dollari l’anno entro il 2035. Questa misura sostiene iniziative di resilienza, anche se i beneficiari avrebbero voluto tempi più rapidi. Sul tema della deforestazione, invece, i negoziatori hanno confermato gli impegni già stabiliti a Glasgow nel 2021 senza introdurre nuovi obiettivi.
Nuove alleanze e prospettive
La Cop30 ha comunque favorito la nascita di nuove coalizioni. Circa 90 paesi, tra America Latina, Europa e stati insulari, hanno annunciato iniziative comuni per accelerare la fine dell’era fossile e rafforzare la protezione delle foreste. Il Brasile ha lanciato una roadmap specifica per la difesa degli ecosistemi amazzonici, segnale che il vertice, pur senza accordi vincolanti, ha aperto spazi di dialogo multilaterale.
La Cop30 ha rappresentato un momento di confronto intenso, ma non risolutivo. L’assenza di una tabella di marcia globale sui fossili mostra la difficoltà di superare gli interessi nazionali, mentre i progressi sui finanziamenti e sulle foreste indicano che il multilateralismo, pur fragile, resta uno strumento indispensabile.





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