Avatar dei defunti con l’AI: il dibattito

da | 18 Nov 2025

Una nuova applicazione sviluppata negli Stati Uniti ha sollevato un acceso confronto online. La piattaforma consente di ricreare avatar digitali di persone defunte e di interagire con essi tramite intelligenza artificiale. L’idea, presentata dalla startup 2Wai, ha suscitato curiosità ma anche forti critiche, soprattutto per le implicazioni emotive e sociali che comporta.

Come funziona l’app

Il sistema si basa su un procedimento relativamente semplice: bastano tre minuti di video in cui la persona si muove e parla per permettere all’algoritmo di ricostruirne voce, espressioni e fisionomia. L’avatar così generato può dialogare con l’utente sia verbalmente sia attraverso chat. La piattaforma non si limita ai ricordi personali: sono già disponibili avatar di figure storiche come William Shakespeare o Enrico VIII, ampliando il concetto di archivio digitale oltre la sfera privata.

La campagna promozionale

Il lancio dell’app è stato accompagnato da uno spot che mostra diversi momenti della vita di una famiglia, scanditi dalla presenza di un avatar della madre defunta. La narrazione attraversa varie fasi: dalla gravidanza della protagonista, alla crescita del figlio, fino alla sua età adulta. Lo slogan finale, «tre minuti possono durare per sempre», sintetizza l’intento della startup di trasformare un breve ricordo in una presenza digitale duratura. Il progetto è stato presentato da Calum Worthy, attore noto per la serie Disney Austin & Ally e oggi co-fondatore della società.

Reazioni e critiche

Nonostante l’interesse suscitato, la proposta ha generato forti polemiche sui social. Molti utenti hanno sottolineato il rischio che l’app possa trarre profitto dal dolore delle persone, trasformando il lutto in un’occasione commerciale. Alcuni commenti parlano di un’idea «disumanizzante» o addirittura «demoniaca», mentre altri hanno evocato scenari inquietanti, paragonando l’iniziativa all’episodio Be Right Back della serie Black Mirror, in cui una donna utilizza un’AI per replicare il compagno scomparso. La disponibilità gratuita dell’app, con la possibilità di acquistare avatar premium, ha ulteriormente alimentato il dibattito, sollevando interrogativi etici e culturali.

Un tema aperto

La tecnologia di 2Wai si inserisce in un filone più ampio di sperimentazioni sull’uso dell’AI per la memoria e la rappresentazione digitale. Se da un lato offre nuove modalità di interazione con il passato, dall’altro solleva questioni delicate legate al rapporto tra tecnologia, emozioni e lutto. Il confronto pubblico dimostra come l’innovazione, soprattutto quando tocca dimensioni intime, richieda un’attenta riflessione collettiva.

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