Auto elettriche e petrolio: l’impatto nel 2025

da | 19 Mar 2026

La diffusione dei veicoli elettrici sta iniziando a incidere in modo concreto sulla domanda globale di petrolio. Secondo una recente analisi del think tank energetico Ember, nel 2025 la flotta elettrica mondiale ha permesso di evitare il consumo di 1,7 milioni di barili di petrolio al giorno, un valore in crescita rispetto al 2024 e paragonabile a circa il 70% delle esportazioni iraniane. Un dato che offre una misura dell’effetto dei trasporti elettrificati su uno dei punti più delicati dell’economia globale: la dipendenza dai combustibili fossili.

La riduzione del consumo di petrolio

L’analisi evidenzia come la sostituzione dei veicoli a combustione con modelli elettrici stia contribuendo a ridurre in modo significativo l’utilizzo di petrolio nei trasporti. Il risparmio stimato per il 2025 raggiunge 1,7 milioni di barili al giorno, in aumento rispetto agli 1,3 milioni del 2024. Si tratta di un volume paragonabile a una parte rilevante delle esportazioni di greggio che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle aree più sensibili per gli equilibri energetici globali.

Questa dinamica si inserisce in un contesto in cui la domanda mondiale di petrolio mostra segnali di rallentamento. L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede per il 2026 una crescita limitata a 0,6 milioni di barili al giorno, con un picco atteso entro il 2029 attorno ai 106 milioni.

L’elettrico come leva di indipendenza energetica

Secondo Ember, la progressiva elettrificazione dei trasporti potrebbe ridurre fino al 70% le importazioni globali di combustibili fossili, con risparmi economici consistenti. A un prezzo medio di 80 dollari al barile, la Cina evita già oltre 28 miliardi di dollari l’anno in importazioni grazie alla propria flotta elettrica, mentre l’Europa si attesta intorno agli 8 miliardi e l’India a circa 600 milioni.

La diffusione dei veicoli elettrici sta accelerando in molti mercati. Nel 2025, 39 Paesi hanno superato il 10% di quota EV nelle nuove immatricolazioni, contro i soli quattro del 2019. La crescita più rapida arriva dall’Asia: il Vietnam ha raggiunto il 38%, superando l’Unione Europea al 26%, mentre Thailandia e Indonesia si attestano rispettivamente al 21% e al 15%. La Cina ha superato per la prima volta il 50% di quota EV sulle nuove vendite.

La vulnerabilità dello Stretto di Hormuz

Il ruolo dei veicoli elettrici emerge con forza se confrontato con la fragilità delle rotte petrolifere globali. Lo Stretto di Hormuz rappresenta un passaggio strategico attraverso cui transita circa il 20% delle esportazioni mondiali di petrolio, mentre l’intera regione del Golfo fornisce quasi il 29% del greggio globale. Eventi geopolitici o tensioni nell’area possono generare aumenti immediati dei prezzi dei carburanti, come accaduto recentemente anche in Europa.

L’Asia è particolarmente esposta, importando attraverso lo stretto circa il 40% del proprio fabbisogno. Inoltre, produrre petrolio internamente non elimina il rischio economico, poiché i prezzi vengono determinati a livello globale. In questo scenario, la diffusione dei veicoli elettrici assume un valore che va oltre la dimensione ambientale, diventando un elemento di sicurezza energetica.

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