L’uso dell’intelligenza artificiale nello sviluppo dei videogiochi è più avanzato di quanto molti giocatori immaginino. Secondo le recenti dichiarazioni di Jack Buser, responsabile della divisione gaming di Google Cloud, la maggior parte degli studi utilizza già strumenti basati su AI, soprattutto nelle fasi iniziali dei progetti. Un quadro che evidenzia un settore in rapida trasformazione, ma anche un rapporto complesso tra sviluppatori, pubblico e nuove tecnologie.
Un’adozione più ampia di quanto percepito
Durante la Gamescom 2026, un sondaggio citato da Buser ha indicato che circa il 90% degli sviluppatori impiega strumenti di AI nel proprio workflow. Una percentuale molto più alta rispetto ai dati precedenti, che oscillavano tra il 40% e il 50%. Secondo Buser, questa differenza nasce dal fatto che molti team evitano di comunicare pubblicamente l’uso dell’AI, temendo reazioni negative da parte della community. L’adozione, però, è già radicata e riguarda soprattutto attività interne e non direttamente percepibili dai giocatori.
Il ruolo dell’AI nelle prime fasi di sviluppo
La maggior parte delle applicazioni riguarda la pre‑produzione, fase in cui gli strumenti generativi permettono di esplorare rapidamente concept, stili visivi e idee preliminari. Buser cita il caso di Capcom, che ha confermato l’uso dell’AI per migliorare efficienza e produttività, pur escludendone l’impiego nella creazione di asset destinati ai prodotti finali. L’obiettivo è ottimizzare i processi, consentendo ai team di concentrarsi sugli elementi a maggiore impatto creativo, come personaggi principali, ambientazioni chiave e meccaniche di gameplay.
Automazione: una pratica già consolidata
L’idea di delegare parti ripetitive o di contorno non è nuova. Da anni gli sviluppatori utilizzano sistemi procedurali per generare elementi come vegetazione, superfici o dettagli ambientali. Come ricorda Buser, non è realistico pensare che ogni albero di titoli complessi come The Witcher 3 o Red Dead Redemption 2 sia stato realizzato manualmente. L’AI rappresenta quindi un’evoluzione di pratiche già esistenti, ampliandone la portata e la velocità.
La sfida dello scetticismo del pubblico
Nonostante i vantaggi operativi, l’AI deve ancora superare una fase di diffidenza da parte degli utenti. Una reazione alimentata anche dalla grande quantità di contenuti generati automaticamente e percepiti come di bassa qualità, diffusi in ambiti come musica, video e social network. Per Buser, la sfida principale è dimostrare che l’AI può essere uno strumento utile senza compromettere la qualità o l’identità creativa dei videogiochi.




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