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I 5 trend dell’innovazione del 2021 secondo TechVocacy

L’analisi della startup TechVocacy ha individuato i temi sui quali si concentrerà l’attenzione di aziende startup e consumatori nel 2021.

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L’analisi dei trend dell’innovazione di TechVocacy

Quali saranno i trend legati all’innovazione per l’anno che verrà? Quali le tecnologie in crescita? E le esigenze da soddisfare? TechVocacy la piattaforma aggiornata con oltre 500 fonti e che raccoglie migliaia di contenuti internazionali per offrire una visione trasversale sui processi di innovazione in ogni settore, ha individuato i cinque trend che avranno un forte impatto nel prossimi 12 mesi.

1) L’attenzione verso il tema del benessere mentale

L’attuale momento storico di grande incertezza avrà nei prossimi mesi profonde ripercussioni anche sul nostro benessere mentale. Ne è un esempio il fatto che solo lo scorso settembre ci sono state 1,8 milioni di ricerche su Google per il termine “ansia”. Con un aumento del 20% rispetto al 2019. Questo status quo sta portando alla creazione di un ecosistema di prodotti e soluzioni. Che escono dal tradizionale mercato sanitario o psicologico e che le persone possano usare autonomamente. Sul web impazzano le app B2C, le ricerche di supporti per dormire meglio, come Dreem o Smartsleep, le app per la meditazione come Calm o Headspace. Oltre alle piattaforme di supporto psicologico online, come Advekit e Talkspace.

Molti colossi tecnologici inoltre si stanno interessando al tema, inserendo “funzionalità” legate alla salute mentale: Reddit offre assistenza gratuita agli utenti in difficoltà, Google lancia un questionario clinico per chi cerca informazioni sull’ansia, Snapchat introduce “Here for you” per elencare risorse utili per chi esplora argomenti come l’ansia e la depressione. Anche le aziende stanno iniziando ad offrire strumenti ad hoc ai dipendenti: Unilever ha lanciato un’app per la salute mentale, Prysmian e Technogym stanno collaborando per il corporate wellness, e Starbucks offre Headspace come benefit.

2) La rivoluzione “plant based” nell’alimentazione e nella moda

Sempre più consumatori sono attenti a ciò che mangiano e richiedono prodotti privi di derivati animali. Si tratta di una scelta da un lato legata a motivi di salvaguardia della salute, dall’altra dovuta a una maggior sensibilità verso le tematiche ambientali e la tutela degli ecosistemi naturali. Di conseguenza, sempre più brand stanno iniziando ad includere versioni “plant based” nei propri menù. Da catene di fast food come McDonald’s, Burger King e Pizza Hut, che hanno introdotto hamburger e prodotti a base vegetale, passando per multinazionali come Nestlé e Danone, che lavorano ad alternative al latte e allo yogurt, fino a startup che hanno creato alternative a uova (Eat Just), al formaggio (Grounded Foods), al salmone (Wildtype).

Anche altri settori stanno scoprendo i vantaggi di utilizzare alternative di derivazione vegetale. Adidas ha investito in Bolt Threads, una startup che ha creato un nuovo materiale a partire dai funghi, H&M e Patagonia hanno investito in Infinited Fiber Company per un’alternativa al cotone, Reebok ha creato delle sneakers completamente plant based.

3) Digital Gardens: un’alternativa più intima agli affollati social network

La conversazione sui social crescono e continuano a plasmare tutto, dalla cultura ai media, fino alle nostre relazioni più intime. Emerge però un dato curioso: chi guida questa crescita non sono i giovani. Secondo Edison Research e Triton Digital, l’utilizzo dei social media da parte degli americani tra i 12 e i 34 anni si è stabilizzato o sta diminuendo. Secondo Global Web Index, la quantità di tempo che Millennials e Gen Z spendono sulle piattaforme social è piatta, in declino o non aumenta così tanto come negli anni passati. Se i social media possono essere paragonati ad un luogo affollato dove tutti sono ammessi, ma nessuno si sente particolarmente entusiasta di esserci, la nuova tendenza è quello dei “digital gardens”. Spazi chiusi che offrono un’oasi più intima dove piccoli gruppi di persone si uniscono intorno a interessi condivisi.

Mentre i social si trovano a dover combattere contro odio online, fake news, cyberbullismo, questi luoghi “privati” permettono agli utenti di avvicinarsi a persone simili e di confrontarsi apertamente su tematiche a loro care. Moderate e aiutate da brand, associazioni o professionisti che ne curano i contenuti e le discussioni. Il 2021 vedrà ancora di più la crescita di questi luoghi digitali. Segnando un trend forte e un’opportunità per aziende e organizzazioni di farsi “padroni di casa” di simili luoghi di aggregazione virtuale.

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4) Una società sempre più cashless

Negli ultimi anni abbiamo assistito a grandissimi cambiamenti cross-industry legati all’aumento dei pagamenti digitali e il 2020 è stato forse l’apice di questa crescita. Spinta anche da motivi legati alla sicurezza sanitaria. Tali cambiamenti stanno prendendo piede anche offline. Dove sempre più persone nel mondo utilizzano carte contactless e smartphone per pagare anche nel mondo fisico. Ci stiamo avviando verso una società dove i pagamenti potranno essere effettuati in modo sicuro ovunque, da qualsiasi dispositivo e senza limiti di spesa.

Comprendere questo è un trend, che non tocca solamente il mondo retail, ma anche quello delle istituzioni finanziarie. Comprendere diventa fondamentale nella creazione di offerte ed esperienze a dedicate all’utente finale. Sempre più brand, poi, stanno integrando soluzioni di pagamento rateale (famoso è il caso di Klarna) che permettono, in un “tap”, di effettuare pagamenti dilazionati. Senza la necessità di grande burocrazia e interventi di istituti finanziari terzi. Durante il 2021 il trend continuerà, anche spinto da processi governativi che stanno già incentivando l’uso di carte di credito rispetto al contante.

5) La crescita della domanda di prodotti basati sullo studio del DNA

Grazie ad un costo che diminuisce a velocità esponenziale, i test del DNA stanno diventando sempre più accessibili. Diverse aziende offrono test da per poche decine di dollari (23andMe e FamilyTreeDNA per fare due esempi), consentendo di ricevere report dettagliati sulla propria storia familiare o, in generale, dati sulla propria mappa genetica Quello che è ancora poco conosciuto è l’applicazione di questi test in altri settori. Nel mondo del beauty ad esempio iniziano ad essere disponibili dei kit che permettono al consumatore di testare la salute dei capelli e della pelle. Dando feedback su quando i capelli diventeranno bianchi o di come la propria pelle reagirà ai raggi del sole. Alcuni kit danno suggerimenti personalizzati sui prodotti da utilizzare, spingendo così la customizzazione a livelli mai visti prima.

Secondo Grand View Research, la dimensione del mercato globale dei prodotti per la cura della pelle basati sull’analisi del DNA valeva 7,4 miliardi di dollari nel 2018 e potrebbe raggiungere gli 11,7 miliardi di dollari entro il 2025. Tra i principali player da citare in questo settore, troviamo Strands Hair Care, una startup che aiuta i propri clienti a trovare lo shampoo e il balsamo giusto inviando un campione di capelli e ricevendo in cambio prodotti personalizzati in base ai risultati dei test, e Orig3n, che offre test del DNA per spiegare come la pelle e i capelli appaiono e reagiscono alle varie condizioni esterne.

 

Accedendo a TechVocacy è possibile consultare tutti i report divisi per aree tematiche.

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