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Lei Jun e il discorso per i 10 anni di Xiaomi

Xiaomi ha festeggiato i suoi 10 anni di vita con un evento e la notizia di essersi classificata al 422° posto della Fortune Global 500 del 2020. Per il secondo anno consecutivo, è presente all’interno della prestigiosa classifica, registrando un balzo di 46 posizioni rispetto al 468° posto dell’anno precedente. La società si conferma inoltre alla 7° posizione nella categoria Internet Services and Retailing.

Il successo dell’aziendadopo 10 anni  è anche provata dai numeri: nello scorso anno fiscale Xiaomi ha registrato un fatturato di 29.795 miliardi di dollari e un utile netto di 1.453 miliardi di dollari, in crescita del 34,8% rispetto all’anno precedente. Pubblichiamo, per celebrare l’anniversario, una parte del discorso tenuto dal fondatore Lei Jun.

Il Mi 10 e il Mi 1

I 10 anni di Xiaomi, da 0 a infinito

di Lei Jun

Nel terzo trimestre del 2014, Xiaomi si era classificata al primo posto in termini di spedizioni nella Cina continentale. Grazie al volume delle sole spedizioni nazionali, eravamo il terzo brand al mondo. Gli investitori globali erano molto ottimisti sulle nostre performance e sulle nostre prospettive, e iniziarono a chiedere insistentemente se il modello Xiaomi fosse replicabile in tutto il mondo.

Credevamo fermamente nella capacità di replicare il modello, ma era prima necessario stabilire un modello esemplare per il mercato globale. In termini di vendite di smartphone, la Cina era la numero 1, seguita da Stati Uniti e India. Così abbiamo fatto il nostro ingresso in India.

Nel giugno 2014 siamo entrati nel mercato indiano ottenendo un successo formidabile, e abbiamo scalato le classifiche fino a diventare il brand più forte.

Il contenzioso in materia di brevetti

“Le api arrivano sempre quando il fiore è sbocciato”. Ci siamo goduti non più di sei mesi di sollievo prima che Ericsson bussasse alla nostra porta, ci denunciasse per violazione di brevetto e cercasse di chiedere un’ingiunzione al tribunale per sequestrare centinaia di migliaia di smartphone.

Eravamo molto ansiosi; non avevamo mai avuto una causa per un brevetto, per non parlare di una causa internazionale. I nostri avvocati ci hanno rassicurato: “Nel vostro settore, i casi relativi alla proprietà intellettuale sono una prassi abituale. Ci sono state numerose cause legali in questo ambito per ognuna delle grandi aziende. Quando qualcuno ti fa causa per il brevetto, significa che non sei più un novellino”.

Con lo sviluppo di questo contenzioso, è seguita la seconda ondata di crisi.

L’inventario invenduto

Nel luglio 2014 abbiamo lanciato Mi 4, che è stato spedito e venduto molto velocemente. La scorta era anche un po’ ridotta. Vi ricordate tutti “l’acciaio inossidabile austenitico 304” e “il viaggio artistico di una piastra d’acciaio”? Il neonato team indiano era molto ottimista e promettente, e mi convinse a concedergli 500.000 unità. Nel gennaio 2015, lo smartphone è stato lanciato in India, ma nessuno aveva previsto il fallimento che si verificò a livello di vendite.

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In seguito, furono affrontate diverse discussioni post-mortem. Eravamo approdati in India non molto tempo prima; era stato dunque imprudente chiedere 500.000 unità del modello, quando la notorietà del brand era ancora piuttosto bassa e i canali inesplorati. Un quantitativo di prodotti del valore di 1 miliardo di RMB rimase invenduto; fu una vera e propria apocalisse per la nostra nuova attività in India.

Sono rimasto bloccato quando ho sentito la notizia. Dovevamo rispedirli in Cina? Quelli erano tutti smartphone Mi 4 abilitati al 3G, mentre in Cina il 4G aveva già preso piede. Cosa fare?

La squadra di soccorso

Abbiamo immediatamente messo insieme una sorta di “squadra di soccorso” e inviato quei prodotti in tutto il mondo. In quei mercati dove gli smartphone 3G potevano ancora essere commercializzati e venduti nelle catene retail. All’inizio, si trattava di una squadra che valeva per tre, dal Sudest asiatico all’America Latina, dall’Europa al Medio Oriente, la loro impronta mondiale era presente in circa 50-60 mercati.

All’epoca, il riconoscimento globale di Xiaomi era molto più basso di quello attuale, ma dopo essere stati respinti innumerevoli volte, i nostri colleghi hanno finalmente battuto una nuova pista.

Tre tipi di partner ci hanno scelto. I commercianti di materie prime, come il petrolio greggio e il gas naturale, che volevano aprire una nuova linea nel settore degli smartphone. I distributori di laptop e notebook che erano interessati agli smartphone. Alcuni distributori tier 2 che volevano scommettere la loro fortuna su di noi. È stato con questi partner che ci siamo fatti strada nel mercato mondiale degli smartphone.

In breve, dopo aver faticato per oltre un anno, questi prodotti del valore di 1 miliardo sono stati ricollocati, pur avendo subìto qualche perdita. Forse è stata una disgrazia sotto mentite spoglie. Questa missione di soccorso ha avuto dei risvolti positivi e dei vantaggi inaspettati, perché i canali che abbiamo aperto per liberarci dei prodotti invenduti hanno gettato le basi per la nostra espansione globale.

R U OK?

Il nostro viaggio di espansione globale è costellato di curve tortuose e momenti divertenti. Ad esempio, il popolare slogan “R U OK? Nel 2015, abbiamo organizzato un evento per il lancio di un prodotto in India. La location, molto affollata, era animata dai Mi Fan. I miei colleghi mi misero sul palco con poco preavviso, per accogliere il pubblico. Ero così eccitato e nervoso che il saluto “R U OK?” mi scappò di bocca.

L’atteggiamento del pubblico si trasformò da un tiepido benvenuto a un entusiasmo febbrile. Imprevedibilmente, quando questo video fu trasmesso in Cina, entrai nella lista dei trend topic. Un utente di Bilibili ha persino realizzato un videoclip inserendo nelle strofe degli slogan monotoni, tra cui “R U OK?” e nomi di prodotti, facendomi diventare una stella nascente su quel sito. Dopo averlo guardato, sono sicuro che la sua bizzarra melodia e il suo ritmo vivace rimarrebbero impressi anche nella vostra mente, e non sarete più in grado di dimenticarlo.

I nostri colleghi del marketing e delle pubbliche relazioni erano un po’ nervosi all’inizio, ma a me andava bene così, purché tutti fossero contenti. Ma l’accaduto mi ha causato, ovviamente, qualche problemino. Come orgoglioso ex alunno dell’Università di Wuhan, da allora, ho dovuto spiegare ovunque che l’Università di Wuhan è un’Istituzione scolastica prestigiosa. Sono stato io a non imparare bene l’inglese, non la mia università ad insegnarmelo male.

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giornalista appassionato di tutto quanto fa tecnologia, caporedattore del quotidiano Il Giornale

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