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Smart working: in azienda a costo zero con Regione Lombardia e ETass

Smart working, questo (quasi) sconosciuto. In questi giorni di emergenza coronavirus viene a galla l’impreparazione di molte imprese a gestire il lavoro da remoto. Perché se è vero da un lato che ci sono realtà che hanno sposato il nuovo modo di relazionarsi con i dipendenti, altre ancora pensano che la presenza fisica sia sempre indispensabile per controllare la produzione degli impiegati.

Il coronavirus ha messo a nudo questo problema, forse quantomeno servirà ad aprire gli occhi sulla nuova realtà. Ovvero che non è più il tempo (e il luogo) dedicato al lavoro che conta, ma il risultato.

Per questo la Regione Lombardia ne ha approfittato per indire un bando con finanziamenti a fondo perduto per la riconversione aziendale allo smart working a costo zero. Seguito dall’agenzia Etass, che si occupa gratuitamente della gestione burocratica. Questi i particolari del bando e come aderire.

Smart working, il bando della Lombardia

I contributi

La Regione Lombardia offre un contributo a fondo perduto da 7.500 a 22.500 euro per sostenere e promuovere modelli innovativi di organizzazione del lavoro attraverso lo smart working. Questo contributo copre i costi di consulenza con un progetto chiavi in mano: progettazione, realizzazione, rendicontazione. Nonché di formazione e perfino l’acquisto di Hardware e Software.

La società  ETAss, con l’intervento di Advisor certificati registrati nell’Albo degli esperti di Welfare e Conciliazione di Regione e di esperti nelle singole aree di attività,  accompagnerà l’azienda per l’intero il processo progettuale. Quindi dalla domanda di presentazione, allo sviluppo sino alla rendicontazione. E tutto questo senza costo a carico dell’azienda stessa: tutti i servizi saranno ricompresi nel contributo regionale.

Le diverse tipologie

In funzione del progetto, sarà possibile avere differenti tipologie di servizi e sviluppare differenti attività.

  • fare un audit aziendale (analisi organizzativa e dei processi interni) e del fabbisogno di welfare.
  • definire una policy aziendale e scegliere i modelli e le modalità di smart working adatte alla realtà aziendale.
  • definire un piano di smart working (incluso il regolamento aziendale e documentazione per la sua regolamentazione.
  • individuare le tecnologie digitali più idonee per lo smart working (es. strutturazione di processi di dematerializzazione, realizzazione di strumenti di social collaboration, utilizzo di devices, ecc.).
  • redigere l’accordo aziendale in coerenza con le normative vigenti.
  • formare le persone al cambiamento organizzativo e introdurre nuovi modelli basati sulla reciproca responsabilità dei lavoratori e dell’impresa.
  • assicurare la sicurezza dei lavoratori.
  • diminuire l’impatto ambientale dell’azienda e contribuire al benessere del territorio in cui si è inseriti.
  • aprire in dialogo proattivo con i dipendenti e migliorare il clima aziendale.

Cosa fare per aderire

Bisogna avere alcune condizioni di ammissibilità. E quindi: essere iscritti al Registro delle Imprese della Camera di Commercio e avere  partita IVA.  Inoltre non essere già in possesso di un piano di smart working e del relativo accordo aziendale e avere almeno tre dipendenti coinvolgendone almeno 1 ogni 3.

I progetti verranno finanziati dalla regione sulla base dell’ordine di arrivo. Per questo motivo è fondamentale manifestare il proprio interesse al bando nei tempi più brevi possibili. Il termine per inviare la richiesta di assistenza è fissata per il 18 marzo 2020.

Per informazioni e per prenotare il servizio: Barbara Guidi – Tel. 0362.231231 – [email protected]

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Marco Pietro Lombardo

giornalista appassionato di tutto quanto fa tecnologia, caporedattore del quotidiano Il Giornale

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