La ricerca sullo smart working di Fiera Milano Media

da | 15 Giu 2021

Le aziende italiane sempre più convinte per un futuro anche di smart working, ma serve credere e investire di più in innovazione e nuove tecnologie. Questo è il risultato di una ricerca realizzata da Fiera Milano Media-Business International. Presentata all’interno dell’evento Business Leaders.

Business Leader Fiera Milano

Il futuro dello smart working in una ricerca di Fiera Milano Media

Quella che si affaccia all’era post-covid19 è un’Italia che cambia, ma che per abbracciare davvero la trasformazione digitale in atto ha ancora tanta strada da fare. Lo smart working infatti rimane ormai un caposaldo delle strategie di business anche per il futuro. Anche se l’impresa del nostro Paese sembra rimanere molto più propensa all’outsourcing. Anziché all’investimento di risorse per lo sviluppo e l’innovazione, l’automazione e la robotizzazione della propria attività.

Questa è la fotografia che emerge dai dati raccolti nel report “Business Leaders Survey”, realizzato da Business International-Fiera Milano Media. La ricerca, realizzata tra il mese di aprile e il mese di maggio 2021 è stata realizzata su un campione di oltre 200 manager attivi in alcune delle più importanti società di medie e grandi dimensioni operanti in Italia. E ha mostrato qual è il sentimento e quali sono le prospettive secondo i direttori finance, HR, procurement, sales, marketing e del risk management del nostro Paese.

I dati principali

Secondo il 40% di chi ha risposto lo smart Working è stata la principale misura di contrasto adottata contro gli impatti del Covid-19.  E su cui un ulteriore 25% degli intervistati ha dichiarato di voler puntare nei prossimi mesi: Con un totale del 48% del campione considerato che ha ammesso di volerlo mantenere stabilmente come modello lavorativo anche per il futuro. Ovviamente la cassa integrazione straordinaria ha avuto un ruolo importante nel superamento delle difficoltà, come conferma anche il 17.5% degli intervistati.

Quello che però stona è il fatto che sebbene solo il 5.5% delle aziende ha  bloccato gli investimenti, nel 10% dei casi le società abbiano preferito esternalizzare l’ottimizzazione dei propri processi operativi. Piuttosto che provare a puntare sull’innovazione, l’automazione e la robotizzazione dei propri servizi, su cui si è impegnato solo l’1% dei rispondenti.

Il 6% degli intervistati ha dichiarato che la sua società ha cambiato il proprio modello di business per fronteggiare le criticità proposte dalla pandemia. Nei prossimi mesi invece più del doppio delle realtà (13%) prevede questo intervento. Mentre gli intervistati che dichiarano di voler implementare soluzioni di robotizzazione e automazione salgono all’8.5% (+850%). Al netto di questi positivi tassi di aumento, però, è evidente come questi valori siano ancora pressoché irrisori per consentire una reale ondata di cambiamento. Nel 24% dei casi aziendali rilevati continuerà a focalizzare la propria attenzione sull’outsourcing anche nei prossimi mesi.

Le competenze dei manager del futuro

Quasi un manager su quattro (23.7%) in Italia pensa che anche per il futuro la resilienza, la flessibilità e la tolleranza allo stress saranno qualità cruciali per il successo. Ponendo invece la creatività, l’originalità e l’iniziativa al secondo posto (16.3%). Una scelta, questa, sicuramente dettata da quella sensazione di grande incertezza che le aziende continuano a vivere anche in Italia.

L’attenzione infatti è ancora su distanziamento sociale e necessaria riorganizzazione delle attività. E fa porre l’attenzione in terza posizione su Team work e il time management (10%). Seguiti poi a pari merito da formazione e apprendimento continuo (9%) e Critical thinking e predictive analytics (9%). Mentre, più giù in classica troviamo proprio quelle competenze tecniche che le aziende faticano a trovare sul nostro mercato. Come la data analysis e l’innovazione (8.7%), technology use/design, computational thinking & programming (2.7%).

L’ultimo aspetto inoltre, rilevato dalla ricerca sullo smart working, è il fatto che skill come la leadership e la social influence (8%), il problem solving (7.6%) e l’Intelligenza emotiva (4.8%)  risultino in fondo alle competenze desiderate dai C-level per affrontare i prossimi mesi.

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