Igoodi torna dal Giappone con un premio

da | 1 Feb 2020

Avevamo parlato del viaggio in Giappone di Igoodi, la start up di Billy Berlusconi a caccia di un premio all’Open Innovation Contest. E premio è stato, nella gara tenutasi all’headquarter di Ntt DATA, la famosa multinazionale nipponica. Un successo nella categoria “Disruptive innovation social” che premia l’idea del business degli avatar sul web. Ecco come Billy ha raccontato l’esperienza.

Igoodi premiata all’Open Innovation Contest

Intervista uscita s “Il Giornale” di venerdì 31 gennaio

Gli avatar sono tra noi, e sono pure made in Italy. Ci hanno messo poco tempo per diventare realtà, da quando Billy Berlusconi ha lanciato con i suoi soci di Igoodi la sua pazza idea: abbinare al nostro Io una controparte digitale. Qualcuno che ci possa dare una mano nei meandri del web: era settembre scorso. Il risultato è che meno di sei mesi dopo il progetto The Digital You ha portato a casa un premio prestigioso all’Open Innovation Contest di Tokio. Organizzato dalla multinazionale Ntt DATA. In gara imprenditori e innovatori da Usa, Cina, Messico, Canada, Israele, India, Giappone, Cile, Brasile, Portogallo, Gran Bretagna, Estonia e Germania. Hanno vinto (anche) gli avatar italiani.

Billy, non era allora un’idea strana…
«In effetti è una grande soddisfazione: un premio alla fine di una gara in 16 città del mondo. Dopo una selezione durissima».

Com’è stata?
«Nei mesi precedenti abbiamo conquistato nella selezione di Milano il diritto di andare in finale. In Giappone c’erano altre 27 start up finaliste suddivise in otto categorie: noi eravamo in quella chiamata disruptive social innovation».

Il contest durava due giorni.
«Sì. Il primo è stato quello di valutazioni e speech. Il secondo era aperto ai partner commerciali e al pubblico. Poi la giuria ha dato il suo verdetto».

Vittoria.
«Appunto. Ma la cosa più bella è aver raccolto un risultato così dopo aver creduto in qualcosa che si pensava fosse incredibile. Diciamolo, un po’ strano».

Come sta andando Igoodi?
«Dopo il lancio di settembre abbiamo avuto un ottimo riscontro. Posso dire che siamo stati sommersi dalle richieste più svariate».

C’era da capire il business.
«Infatti. Così a novembre abbiamo partecipato anche a Focus Live, la fiera hitech al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Era novembre, siamo stati quasi sorpresi del risultato».

Avete destato interesse.
«Abbiamo portato The Gate, la nostra macchina magica che produce gli avatar. Che ovviamente ha destato sorpresa».

Quanta gente è venuta?
«Tantissima. Si è formata la coda per farsi l’avatar, che abbiamo regalato a tutti. Così come abbiamo regalato la stampa in 3D. Eppoi c’è stata una cosa ancora più bella».

Ovvero?
«Sapendo della nostra presenza, c’erano famiglie arrivate da fuori Milano per portare i figli a vedere la nostra meraviglia tecnologica».

Insomma, molta curiosità.
«Che adesso, sono sicuro, aiuterà il potenziale di Igoodi e dell’avatar digitale. In Giappone è stato ovviamente compreso, loro hanno una cultura sull’argomento. I manga in fondo sono della stessa famiglia. Però anche lì hanno imparato qualcosa da noi».

Che con l’avatar si può fare affari?
«Proprio così. Il nostro progetto è a 360 gradi, pronti a farlo funzionare nei campi più disparati. Così, dopo esserci fatti conoscere, stiamo abbiamo già diversi interlocutori nel loro mercato. Nel mondo della salute, della moda e dell’intrattenimento».

E cosa ha insegnato il Giappone a voi?
«Abbiamo visto come sta evolvendo l’innovazione. Per esempio: un nostro competitor presentava un’app che fa la scansione del viso e in due-tre minuti produce un check up completo. Se funzionerà davvero, cambierà il nostro modo di approcciarci alla salute».

Uno stimolo a proseguire.
«Proprio così. Essere stati in una competizione di così alto livello uscendone con un premio, ci rende orgogliosi. Sappiamo di poter aprire nuove opportunità anche qui in Italia».

Nessun dubbio, allora: gli avatar sono il futuro.
«Nessun dubbio: gli avatar sono tra noi e ci aiuteranno nella nostra vita digitale. È solo una questione di tempo. Poco tempo».

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