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I numeri del Coronavirus e quelli dell’influenza: dati a confronto

L’unica certezza è che questo stramaledetto virus sta falciando via un’intera generazione. Sono anziani, nonni, padri, malati, persone deboli, indifese, che muoiono dentro le stanze d’ospedale mentre i dottori li guardano impotenti. Non c’è più niente da fare.

Quello sguardo rassegnato e il sacco che si chiude. Eppure, eppure i medici continuano a lavorare, senza sosta, senza freni, non dormendo, non mangiando, con il solo scopo di salvare vite umane.

La tabella pubblicata sul corriere.it

Una ricerca sui numeri del Coronavirus

di Serenella Bettin

Un virus quello del Corona che dall’inizio dell’epidemia, in Italia, conta 53.578 contagi, 6557 in più rispetto al 20 marzo. E, 4825 morti, ossia più 793 in un giorno. Più morti delle Torri Gemelle. Uno strazio. Una polmonite forte, acuta, grave. E un virus che cammina. Veloce, troppo velocemente.

Ma quanti morti fa l’influenza ogni anno? Quanti muoiono solo di influenza? Quanti muoiono di influenza accompagnata ad altre patologie?  E quanti sono morti di Coronavirus? Quanti sono morti solo di Coronavirus? Quante persone stavano male? E qual è l’età media?

Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore dell’Università degli Studi di Milano, ancora in tempi non sospetti, cioè quando il Coronavirus non si era propagato e non stava dilagando e colorando di rosso intere zone d’ Italia, aveva detto che “in Italia i virus influenzali causano direttamente all’incirca 300–400 morti l’anno. Con circa 200 morti per polmonite virale primaria.

A seconda delle stime – aveva poi spiegato – “vanno aggiunti tra le 4 mila e le 10 mila morti indirette, dovute a complicanze polmonari o cardiovascolari, legate all’influenza”.

Dirette sono quelle morti dovute solo a influenza. Indirette sono quelle morti con complicanze di altro tipo. I virus influenzali infatti possono creare delle complicazioni, soprattutto in adulti e bambini con malattie gravi. Ovvero in persone ultra sessantacinquenni, donne in gravidanza e alcune categorie professionali come operatori sanitari. Che per ovvie ragioni sono maggiormente esposte.

Il Covid-19

Nel mondo sono a ieri 297.090 confermati, per un totale di 12 mila e 755 morti. I ricoverati sono 91.540. L’ultima indagine epidemiologica poi dell’Istituto superiore di sanità conferma che il Covid colpisce meno le donne.

L’età media dei deceduti è di 80 anni e quella di chi si ammala 63. Ma in Italia, sono oltre 4 milioni per persone ultra ottantenni e dodici milioni gli over 65. Se non frena il contagio, questo spietato assassino che si serve dei sani per camminare, rischia di spazzare via un’intera generazione. Tutta.

Al 18 marzo 2020 tra gli oltre 2000 deceduti, le donne sono meno della metà degli uomini (601 e 1402). E la loro età è più alta rispetto a quella dei maschi (83,7 anni per le donne e 79.5 per gli uomini).  I morti con età inferiore ai 50 anni sono 17. Cinque avevano meno di 40 anni ed erano tutti di sesso maschile, tra i 31 e i 39 anni, con gravi patologie preesistenti.

L’analisi complessa

Un’analisi complessa quella sui numeri del Coronavirus, soprattutto quando le morti continuano ad aumentare. L’Istituto Superiore di Sanità ha comunicato come sulle 20003 cartelle cliniche pervenute, e sulle 355 analizzate, secondo i primi riscontri, 3 su 355 sono i pazienti che non presentavano alcuna patologia. Morte quindi solo per il Coronavirus. Tutti gli altri avevano altre patologie gravi.

Quasi il 50 % dei deceduti aveva 3 patologie pregresse. E la media, tra i 352 morti (scorporando quindi i 3 senza patologie) è di 2,7 patologie a persona. Quindi tra le vittime, l’1,2 % non aveva altre patologie. Il 23,5 % una, il 26,6 % di patologie ne aveva 2 e il 48,6%, tre o più.

Il 21 marzo 2020 i morti in Italia sono 793, di cui 546 solo in Lombardia. I contagiati totali sono 53.578, e attualmente i positivi sono 42.681. Ma basta dare un’occhiata ai siti che tengono il conteggio per vedere come i numeri continuano a salire. Uno, due, tre, quattro, si parla di crescite secondo per secondo.

Rapporto Influnet: i dati dell’influenza “normale”

Parlando di influenza “normale”, guardando i dati del rapporto Influnet, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità ISS con la collaborazione del Ministero della Salute, il numero di casi stimati nella decima settimana del 2020 è pari a circa 345 mila. Per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 6 milioni e 953 mila casi.

Il rapporto  è formato da una rete che si avvale di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e referenti di Asl e Regioni. Il cui obiettivo è descrivere i casi di sindrome influenzale e stimarne l’incidenza settimanale durante la stagione invernale. I risultati poi vengono elaborati da Antonino Bella, medico del dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità. E responsabile della Sorveglianza epidemiologica InfluNet.

I ricercatori dell’Istituto che hanno pubblicato un report sul portale Epicentro, hanno calcolato circa 8 mila decessi all’anno collegati alla malattia stagionale o alle sue complicanze, con punte anche di 12 mila a seconda delle stagioni. I numeri però sono frutto di una stima che parte dai dati Istat.

Come si calcolano i dati

“Il dato di mortalità in tempo reale non esistespiega Antonino Bella, del dipartimento malattie infettive dell’IstitutoSi utilizza così quello dell’Istat che arriva dopo due anni. Nei loro numeri troviamo poche centinaia di morti per influenza all’anno. Ma sappiamo che per avere la certezza di quella causa va fatto un tampone, cosa che ovviamente non avviene in tutti i casi di decesso”.

Il che vuol dire che in tutti i Paesi, nei dati di mortalità dovuti a influenza, confluiscono anche quelle legate ad altre complicanze. “A 8 mila siamo arrivati – dice Bella – valutando anche, ad esempio, le polmoniti e certi arresti cardiaci”.

Da inizio sorveglianza, sono stati confermati 157 casi gravi di influenza, tra cui 30 decessi. L’82% dei casi gravi e il 97% dei decessi da influenza confermata segnalati al sistema presentano almeno una patologia cronica preesistente.

“Nei casi gravi che analizziamo, ad esempio, non rientrano le polmoniti di pazienti che non vanno in terapia intensiva, che sono molti di più di quelli che ci finiscono. E poi ci sono tutti quelli che anche altre patologie, di cui l’influenza può essere una complicanza. Così abbiamo bisogno di prendere dall’Istat i dati dell’influenza ma anche delle sue complicanze”.

La settimana dal 2 al 9 marzo

Concentrandoci sulla decima settimana del 2020, ossia dal 2 al 9 marzo scorso, il numero dei casi di sindrome simil–influenzale continua a diminuire. E  il livello di incidenza raggiunto, si legge dal rapporto, nella decima settimana, si colloca all’interno della soglia di intensità bassa.

Se torniamo indietro, nella 42 esima settimana del 2019, avevamo 64.600 casi di influenza, fino a raggiungere i 762. 900 nella quinta settimana del 2020. Nella sesta invece ci sono stati 733.400 e ora nella decima 345.400.

La regione più colpita la Valle d’Aosta con incidenza superiore al 16,86 per cento dalla quarta settimana all’ottava del 2020. Idem le Marche. Poco colpite le altre regioni, compreso il Veneto. Con un’incidenza pari a più 13,88 per cento solo nella quinta e sesta settimana. Il Friuli poi ha un’incidenza dell’8,93 per cento dalla 50 esima settimana del 2019 alla decima del 2020.

La Lombardia ha avuto un picco nella quinta e sesta settimana del 2020 con incidenza superiore al 16,86 per cento. Ad oggi, quindi, le regioni maggiormente colpite sono: Val D’Aosta, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise e Basilicata. Il picco stagionale è stato raggiunto nella quinta settimana del 2020.

Gli anni precedenti

Al termine della stagione influenzale 2018-2019, i casi erano stati 8.104.000. Tra il 2017 e il 2018, invece, 8.677.000 e tra il 2016 e il 2017 5.441.000 Quindi secondo i dati dell’Iss ogni anno le sindromi simil-influenzali coinvolgono circa il 9 per cento dell’intera popolazione italiana, “con un minimo del 4 per cento, osservato nella stagione 2005-06, e un massimo del 15 per cento registrato nella stagione 2017-18“.

Le fasce più colpite della popolazione sono quelle in età pediatrica (0-4 anni e 5-14 anni) e con 65 anni e oltre.

2017, anno nero dell’influenza

Il 18 marzo del 2017 un articolo di Repubblica scriveva: “L’anno nero dell’influenza: morti ventimila anziani in più”. Oltre il 15% di ultra sessantacinquenni morti rispetto a quelli attesi, cioè circa 3mila decessi imprevisti nelle 19 città prese come campione per studiare i numeri in tempo reale. Roma, Torino, Genova, Trieste, Firenze, Napoli, Bari, Cagliari, Catanzaro.

“Possiamo stimare un dato nazionale di morti in eccesso tra 15 e 20 mila – aveva detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter RicciardiAnche se bisogna avere qualche precauzione a fare la proiezione dei 3mila di partenza perché nei centri urbani il rischio di mortalità, anche per l’influenza, è diverso da quello di paesi e aree rurali”.

Il periodo chiave preso in considerazione andava dalla 48esima settimana del 2016 alla sesta del 2017. La seconda è stata la peggiore della stagione, con il 42% in più di decessi rispetto a quelli attesi. I numeri arrivano dal network europeo Euromomo.

In Euroa e nel mondo

Per quanto riguarda l’Europa invece, secondo il Ministero della Salute, che riporta i dati del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), ogni anno in Europa si stimano circa 50 milioni di casi sintomatici di influenza. E fino a un miliardo nel mondo, secondo dati dell’Oms

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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