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Allarme energia: il piano B di Alessandro Clerici

Tutto sotto controllo o razionamento in autunno? L’allarme energia derivato dal taglio di gas effettuato dalla Rassia pende come una spada di Damocle sull’Italia. Ci vuole un piano B, insomma. Come propone Alessandro Clerici, presidente onorario del World Energy Council. Nonché della Federazione Associazioni Scientifiche ed ex Presidente AEIT. Ecco insomma il suo pensiero.

clerici allarme energiaAlessandro Clerici e il piano B per l’allarme energia

L’invasione Russa in Ucraina  ha riportato alla ribalta l’importanza, per un  periodo che non si prospetta breve, delle fonti fossili e della loro diversificazione geografica.  Si sprecano e si leggono ogni giorno proposte da varie parti per sostituire il gas russo con aumenti di importazioni di gas via tubo da differenti Paesi. Oltre a unincremento  dell’attuale sfruttamento della capacità dei  rigassificatori esistenti (ahimè tanto osteggiati in passato) e la realizzazione di nuovi rigassificatori anche su navi e trasporti via nave di Gas Naturale Liquefatto (GNL). A questo si aggiunge:

  • un fortissimo sviluppo di fotovoltaico ed eolico
  • lo sviluppo dell’idrogeno verde da rinnovabili
  • sviluppo del nucleare
  • lo sviluppo dei giacimenti nazionali di idrocarburi  e dell’efficienza energetica (diversa da risparmi e riduzione dei consumi. E che implica investimenti con le nuove tecnologie e quindi tempi per avere gli stessi usi finali ma con minori consumi di energia).

Ben vengano tali proposte e che siano approfondite dai vari punti di vista economici, di impatto sull’ambiente, di accettabilità locali e di  realistiche tempistiche di realizzazione. Ma purtroppo richiedono tempi pluriennali (e pluridecennali per alcune) e non certo considerabili per possibili interventi immediati a seguito di improvvisi tagli di forniture energetiche dalla Russia. Come già viste per alcuni paesi dell’Unione Europea.  

Soluzioni immediate

Occorre tener conto per eventuali improvvisi tagli di  orniture dalla Russia di avere un dettagliato piano B di emergenza che va studiato urgentemente. E può essere basato solo  ulla riduzione dei consumi e su  come ripartirli e come controllarli e fondamentalmente per: industrie; edifici per abitazioni private-pubbliche-commerciali entrando in dettagli su riscaldamento/condizionamento/ potenze massime e consumi elettrici inclusa illuminazione (anche pubblica); mobilità (quanto su trasporti pesanti o di persone, su pubblica o privata, su strada/aereo/marittimo/ascensori e similari).

Vale la pena di ricordare per l’anno passato, specie per il gas, i consumi in Italia e la provenienza. Ovvero:

  • Nel 2021 l’Italia ha consumato 76 miliardi di metri cubi (mc) di gas e ne ha prodotti 3,3
  • Per il gas importato la suddivisione è stata
  • 40% da Russia – 30% da Algeria – 13% GNL da vari Paesi- 10% da ASIA con il gasdotto TEP – 4% da Libia – 3% dal nord Europa. 

I consumi inoltre sono così suddivisi:

  • 35 Gmc (miliardi di metri cubi) per produzione di  elettricità
  • 20 Gmc per consumi  domestici (80% riscaldamento,15% acqua calda sanitaria, 5% preparazione cibo)
  • 10 Gmc industria – 8 Gmc commercio e servizi – 2/3 Gmc altro

Obbiettivo costi minimi

Con l’aumento dei consumi energetici, data la progressiva riduzione degli effetti della pandemia e specie per la essenziale produzione di elettricità, occorrerà tenere in conto tutte le risorse esistenti. Utilizzandole in un’ottica di minimi costi al Paese. In particolare soffermandoci sul settore elettrico devono essere dati  valori ragionevoli alla giusta penalizzazione delle emissioni climalteranti e non considerare il solo costo/prezzo al sito di produzione dell’elettricità. Poi bisogna valorizzare sia l’autoconsumo su aree adeguate e la non necessità di nuovi investimenti. Questo per evitare strozzature nella rete esistente per il vettoriamento della relativa energia prodotta

Inoltre va tenuto presente la programmabilità e non variabilità e l’ essenziale contributo all’inerzia del sistema per un affidabile funzionamento (in minima parte forniti da eolico e fotovoltaico). Che minimizzi la realizzazione ed utilizzo di stoccaggi a breve, l’ entità di capacity markets, l’installazione di impianti per fornire inerzia (e Terna sta installando 25 macchine sincrone con volano da 250 MVA ciascuna) ahimè solo in parte fornita da impianti con batterie. Il tutto con un difficile  approccio sistemico (ma possibile con i sofisticati strumenti di calcolo ed informazioni disponibili), minimizzando sì il costo al  paese a breve/medio termine e problemi sociali senza pregiudicare il futuro. Una  corretta ed efficace comunicazione e un forte coinvolgimento generale di istituzioni, industrie e cittadini  sono essenziali per un successo delle ponderate proposte.

Il sovrapporsi degli eventi

E qui si pone il problema di come poter perseguire in parallelo il sovrapporsi agli effetti della guerra Russia-Ucraina di altri 3  principali eventi:

  1. Gli obiettivi UE di  decarbonizzazione con PNIEC ( Piani Nazionali Energia e Clima) del 2018/2019 sorpassati da FIT for 55 (Green Deal) del 2019, Ai quali si sono aggiunti nel 2020 gli obiettivi per l’idrogeno verde.
  2. Aumento dei costi di materie prime energetiche e non dal secondo semestre 2021. Con prezzi in Borsa del gas ed elettricità in Italia rispettivamente fino a 10 volte e 4 volte i valori al 2019.
  3. Strascichi degli effetti della pandemia, con timori di recrudescenze/varianti, già costati svariati miliardi di debiti statali

Tratterò tali aspetti specie  in un altro articolo ma chiaramente occorrerà un sano equilibrio per una seria valutazione dei costi ed a chi farli pagare. La sovrapposizione di questi altri fattori al problema Ucraina porterà inevitabilmente, quanto più la fine del conflitto sarà ritardata, a sensibili impatti sugli scenari energetici, Fino ad oggi considerati con necessità di flessibili revisioni su utilizzo di diverse tipologie di energie primarie e vettori energetici e loro usi finali e con impatti su inflazione, debito pubblico, attività industriali e commerciali e livello di vita dei cittadini. Come bilanciare default dello stato, deindustrializzazione per costi elevati di energie e materie prime e rivolta dei cittadini?

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