La comunicazione online delle imprese italiane sta migliorando, ma la strada verso una piena accessibilità linguistica dei siti web è ancora lunga. È quanto emerge dal secondo rapporto dell’Osservatorio sul linguaggio chiaro, promosso dall’Associazione Linguaggi Chiari ETS, presieduta da Valentina Di Michele, esperta di UX content e fondatrice del DiParola Festival, primo evento nazionale dedicato al linguaggio chiaro.
Il nuovo studio, focalizzato sull’accessibilità dei portali web delle aziende italiane, ha analizzato i testi di grandi realtà nazionali attive nei settori bancario, utilities, telecomunicazioni e tecnologia. L’obiettivo: valutare la leggibilità e la chiarezza della comunicazione digitale rivolta agli utenti
Leggibilità e sintassi: i grandi ostacoli alla chiarezza
Secondo i risultati, i testi pubblicati sui siti web aziendali italiani sono ancora troppo lunghi e complessi, spesso a causa dell’uso eccessivo di tecnicismi e di una sintassi poco fluida. Gli esperti hanno osservato come queste scelte rallentino la comprensione e riducano l’efficacia della comunicazione.
Per valutare la leggibilità è stato impiegato DyLan, uno strumento digitale sviluppato dal CNR – Istituto di Linguistica Computazionale “Antonio Zampolli”, capace di calcolare un indice avanzato basato su un’analisi multilivello del linguaggio. A questa analisi quantitativa è stato affiancato un esame “esperto”, condotto secondo i principi della norma ISO 24495-1:2023 – Plain language, fondata su pertinenza, reperibilità, comprensibilità e usabilità
Dai dati ai settori: dove si comunica meglio (e peggio)
L’indagine ha studiato oltre 200 pagine web, tra sezioni “Chi siamo”, “Servizi”, “Assistenza con chatbot” e “News”. I risultati sono eloquenti:
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Utilities: testi più difficili da comprendere (97%)
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Telecomunicazioni: chiarezza limitata (87,6%)
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Banche: più leggibili grazie agli obblighi del Testo Unico Bancario (75,8%)
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Tech: settore più efficace nella comunicazione (74,6%)
Dall’analisi qualitativa emerge però un quadro più incoraggiante: le aziende italiane stanno migliorando l’esperienza utente grazie a microcopy efficaci e a una struttura ordinata delle informazioni. Restano tuttavia criticità nei link, ancora troppo generici (“clicca qui”, “approfondisci”) e quindi poco accessibili per chi naviga con tecnologie assistive.
Chiarezza sui servizi, ombre sull’identità aziendale
Le banche risultano virtuose nelle pagine “Chi siamo”, con linguaggio chiaro e titoli pertinenti, ma meno immediate nella descrizione dei servizi.
Le aziende telco brillano nella presentazione dei prodotti, ma mostrano debolezze nella comunicazione istituzionale.
Il settore tech e le utilities, infine, devono lavorare sulla chiarezza linguistica delle sezioni informative e sulla frequenza di aggiornamento dei contenuti.
Come sottolinea Valentina Di Michele, “le aziende italiane sono più trasparenti nel descrivere i propri servizi che nell’esprimere la propria identità. Un linguaggio troppo aulico e ridondante compromette la comprensione e genera confusione nella scelta tra più operatori”.
Un problema che penalizza soprattutto gli utenti con disabilità, i cui bisogni di usabilità e accessibilità sono ancora troppo spesso trascurati.
Verso un web con linguaggio più chiaro e inclusivo
Il messaggio dell’Osservatorio è inequivocabile: il linguaggio chiaro è una condizione essenziale per la trasparenza digitale. Ogni sezione di un sito dovrebbe adottare strategie comunicative differenziate, ma sempre in funzione della semplicità e della comprensione.
Un passo necessario verso un web realmente inclusivo e accessibile per tutti.





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