Nel 2025 l’intelligenza artificiale è ormai una presenza stabile nel mondo del lavoro. Secondo un’indagine condotta da AxL – Agenzia per il Lavoro su un campione di 1.519 persone in tutta Italia, un italiano su tre utilizza già strumenti di AI in ambito professionale. Per il 78% degli intervistati, questa tecnologia rappresenta un’opportunità concreta per il futuro, anche se il 22% continua a temere possibili effetti negativi sull’occupazione. Ecco i dati più rilevanti dello studio.
Lavoro e intelligenza artificiale: protagonisti i giovani
L’utilizzo dell’AI risulta trasversale a tutte le fasce d’età, ma con picchi significativi tra i 18 e 24 anni (33,7%), seguiti dai 45-54 anni (28,8%) e dai 25-34 anni (25,2%). Tra gli impieghi più comuni emergono:
- il miglioramento del curriculum (37%)
- la ricerca di nuove opportunità lavorative (28%)
- la raccolta di informazioni su aziende e settori (13%)
- la verifica dell’allineamento delle proprie competenze ai profili richiesti (12%).
Questi dati mostrano come l’AI venga percepita sempre più come un alleato concreto per migliorare la propria posizione nel mercato del lavoro. Specialmente tra chi è alla ricerca di cambiamento o crescita professionale.
Selezione del personale e formazione: equilibrio tra fiducia e timore
Quando entra in gioco nella selezione del personale, l’AI divide le opinioni: circa un terzo dei rispondenti (32%) teme che le macchine valutino solo le competenze tecniche trascurando il potenziale umano. Mentre il 24,5% considera l’uso dell’AI un vantaggio per la sua maggiore oggettività nella fase di screening iniziale dei CV. Il 36% resta indifferente.
L’atteggiamento cambia invece sul tema della formazione, dove il consenso è ampio: il 76% degli intervistati esprime un parere favorevole sull’utilizzo dell’AI. Tra i vantaggi più apprezzati figurano la possibilità di:
- accedere a contenuti utili per la crescita professionale (43%)
- costruire percorsi formativi personalizzati (21%)
- semplificare e rendere più efficiente lo studio (14%)
Le criticità restano limitate, riguardando soprattutto i settori manuali (13%) e i dubbi sull’affidabilità dei contenuti generati dall’AI (11%).
Uno sguardo al futuro: ottimismo con moderazione
Guardando avanti, il tono generale degli italiani appare fiducioso. Il 46% non mostra particolari preoccupazioni e crede che l’AI darà vita a nuove professioni e competenze; il 32% è disposto a formarsi per imparare a integrarla nel proprio lavoro. Tuttavia, resta un 22% che teme una riduzione dei posti di lavoro, soprattutto tra le fasce 35-54 anni.
Come sottolinea Luca Rota, direttore commerciale di AxL, “crediamo che l’AI possa rappresentare una grande opportunità per il mondo del lavoro, purché resti centrale il valore della persona. L’incontro tra imprese e talenti deve rimanere un percorso di ascolto e valorizzazione del potenziale umano. La tecnologia è uno strumento, non un sostituto delle competenze e dell’unicità delle persone”.
(Foto di copertina: CCCB Lab)





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