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Leonardo Maria Del Vecchio: “Dalla crisi si esce grazie ai dipendenti”

“Ho e avuto un gran Maestro”. Facile capire chi sia sentendo parlare Leonardo Maria Del Vecchio. Non solo per quello che dice, ma ancheper quello che ha scritto. In una lettera a tutti i dipendenti del Salmoiraghi&Viganò nella quale annunciava loro che l’azienda avrebbe reintegrato nello stipendio la parte persa a causa della cassa integrazione.

“Oggi più che mai voglio ringraziarvi per l’impegno, la passione e il coraggio che ogni giorno state dimostrando. Vi fa onore e prova ancora una volta che siamo una Grande Squadra”. Leonardo Maria Del Vecchio è insomma il figlio del fondatore di Luxottica. E percorre le orme del padre guidando, a 25 anni come amministratore delegato, Salmoiraghi&Viganò. Ecco la sua ricetta per gestire la crisi coronavirus.

Intervista a Leonardo Maria Del Vecchio

di Marco Lombardo

Una lettera sincera.
«È il nostro modo di intendere l’azienda. I dipendenti per noi sono parte integrante di una grande famiglia. D’altronde Luxottica è nata come tale: una decina di persone tra cui mio padre e il vice presidente Luigi Francavilla. La fabbrica è ancora attorno alla casa che ha mio padre a Agordo».

Una lezione d’impresa, anche.
«Mio padre da sempre lavora con i suoi operai e con loro Luxottica è cresciuta e ha costruito la sua anima. Nei primi anni, grazie alla capacità produttiva siamo arrivati ad ottenere la licenza di Armani, primo grande passo per il gruppo. Grazie alle mani degli operai».

Avete l’artigianalità nel cuore.
«Sì. E si deve averla anche in una situazione così critica».

Quanti negozi avete?
«Con il brand Salmoiraghi&Vigano e con VistaSì nella grande distribuzione, circa 400 punti vendita, tra diretti e franchising».

Dipendenti?
«Duemila. E la quota restante della cassa è stata reintegrata a tutti i quasi 14mila italiani dipendenti del Gruppo. Per ringraziarli».

Ci sono poi 500 euro in più per chi lavora in negozio.
«Il loro sacrificio andava premiato. Noi possiamo lavorare da casa, loro devono prendere i mezzi, andare in negozio e garantire servizio di prima necessità. Sono in prima linea. E hanno avuto una grande soddisfazione».

Quale?
«Quella di ricevere le mail di medici e infermieri che ci ringraziano per aver riparato loro lenti e occhiali. Consentendo di proseguire la lotta al virus».

I negozi sono tutti attivi?
«Abbiamo orari ridotti, ma il servizio è completo. Per esempio con un call center gestito direttamente dai nostri store manager che si sono messi al servizio dei propri clienti. Inoltre garantiamo di poter pagare a distanza e di ricevere gli ordini a casa. Gratuitamente».

Lei dai negozi è partito…
«È stata una palestra. È lì che capisci il lavoro dei colleghi, le dinamiche del team, il comportamento dei clienti. Ed è lì che c’è la filosofia Luxottica, che è entrata nel retail per stare accanto alle persone».

Quello che dovrebbe fare l’Italia ora.
«Non voglio entrare in discorsi politici, dico solo che siamo un grande Paese e abbiamo reagito come tale. Non è stato facile per nessuno, ma siamo stati un esempio per il mondo. E abbiamo mostrato a tutti la qualità del nostro sistema sanitario. Chi sono i nostri medici e infermieri: degli eroi».

Da imprenditore: cosa chiede al governo?
«Penso che la mia e le altre aziende che hanno scelto di aiutare economicamente i propri dipendenti dovrebbero avere un’agevolazione fiscale su quella parte, affinché anche altri possano intraprendere la medesima operazione/decisione. Ma se ne sta discutendo, così come sul credito d’imposta per gli affitti di chi ha dovuto chiudere il negozio». 

E all’Europa?
«Di essere Europa, davvero. Noi siamo un Gruppo internazionale e molto europeista. Essilor Luxottica è quotata a Parigi, abbiamo store in tutti i Paesi del continente. È il momento di essere uniti: siamo diversi, è vero, ma insieme siamo più forti. Abbiamo la storia più lunga del mondo: la palla è in mano nostra».

Come può rinascere l’Italia?
«Con lo spirito che ha guidato mio padre e che ci ha trasmesso. Non bisogna perdere l’affetto dei dipendenti: ognuno di noi dovrà fare sacrifici per ripartire, però se i dipendenti, i dirigenti e le proprietà lavorano insieme tutto andrà a posto. E poi…».

Dica.
«Non bisogna perdere la fiducia dei clienti. L’ho detto: si deve stare accanto le persone. Vicinanza, questa è la chiave di tutto».

 

giornalista appassionato di tutto quanto fa tecnologia, caporedattore del quotidiano Il Giornale

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