Diego Han è il country manager di TP-Link, l’azienda conosciuta per i suoi prodotti di sucesso nell’ambito dei networking. Questa l’intervista che ha rilasciato a TraMe&Tech in cui spiega i progetti per il 2020 (e non solo).

Intervista a Diego Han

Il prossimo futuro di TP-Link

Partiamo dall’Italia. Che importanza ha il nostro Paese per la vostra azienda?

“Se parliamo d el mercato globale, stiamo parlando di uno dei più determinati per noi. L’Italia è nella Top 10, e se facciamo una classifica solo in Occidente, è nei primi 5”.

Qual è il vostro impegno per il nuovo anno?

“Al momento siamo focalizzati in due direzioni. La prima riguarda la parte consumer: non solo fibra o mobile, ma tutto quello che si può immaginare. In pratica modem, router, wifi extender. Prodotti nei quali siamo al top”

E la seconda direzione?

“Il piano è sviluppare al meglio il settore B2B. Per esempio lanciare dispositivi avanzati per gli hotel, per l’ospitalità ma anche per le scuole. E soprattutto aiutare anche i  service provider più piccoli”.

Qual è la differenza da colmare?

“TpLink ha un fatturato che arriva per l’80 per cento dal mercato consumer e solo per il 20 per quello business. Sul primo campo abbiamo il 50 per cento di market share. Sul secondo non abbiamo dati certi ma possiamo ipotizzare una percentuale intorno al 10-15 per cento, perchè nel B2B questi numeri non sono molto visibili”.

E allora che fare?

“Lavorare con gli operatori. Anche per colmare il gap tra piccole e grandi città. Tra piccoli e grandi carrier”.

C’è molta differenza in Italia.

“Vero. Aziende come Tim, Wind, Vodafone e anche Fastweb coprono bene le grandi città. Non si può dire lo stesso per le piccole. Bisogna lavorare sulla tecnologia”.

Come?

“Dando nuovi prodotti più semplici e più efficienti. Il volume dei piccoli provider è… piccolo. Si parla di acquisti che vanno da 10 a 100 device al mese. Così si devono abbassare i costi con dispositivi adeguati”.

Come?

“Facciamo l’esempio di chi ha una casa in un piccolo centro e ha solo bisogno di un dispositivo per comandare, diciamo, il riscaldamento. Ecco: in questo caso servono soluzioni che non devono essere installate dai tecnici. Abbiamo lanciato due novità al riguardo. E abbiamo device sia entry che high level”.

La soluzione è aumentare l’efficienza.

“Con dispositivi che hanno lo stesso risultato di prodotti superiori ma che fanno crollare i costi di mantenimento. Device che ogni cliente può regolare da solo via internet”.

Poi arriverà il 5G…

“Sì, però è ancora presto. Nel nostro Head Quarter stiamo già producendo dispositivi per la nuova rete, ma non abbiamo ancora in programma di lanciarli a breve”.

Come mai?

“In questo momento il chipset 5G è molto costoso e questo porterebbe a vendere apparecchi a 400 o 500 euro. Un prezzo troppo alto”.

Quanto ci vorrà?

“Per la mia personale visione circa tre anni. I Paesi sono diversi e la trasformazione della rete non sarà uniforme. Prendiamo esempio dalla Cina: dove c’è più industrializzazione il 5G arriverà prima, ma ci sono posti dove la struttura giungerà molto più avanti. Così nel mondo: dipenderà molto dai governi”

Davvero il 5G cambierà la nostra vita?

“Davver, ed è difficile persino immaginarlo. La cosa più importante è la velocità in cui faremo le cose, presto non avremo bisogno neanche di comprare un computer. Avremo tutto sul cloud”.

Qual è il limite?

“Non c’è. Possiamo solo cominciare a capire la rivoluzione con l’arrivo del Wifi 6: quest’anno lanceremo alcuni dispositivi con questa tecnologia. Ma è solo l’inizio”.

Ultima domanda: dobbiamo temere per la nostra privacy?

“Io posso solo dire che i device TP-Link sono tra i più affidabili nella difesa della sicurezza dei consumatori. I nostri clienti non devono preoccuparsi di nulla: troveranno sempre la tecnologia più avanzata dalla loro parte”.

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Marco Pietro Lombardo
giornalista appassionato di tutto quanto fa tecnologia, caporedattore del quotidiano Il Giornale

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