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Interviste

Davide d’Atri (Soundreef): “La musica è cultura: salviamola”

Ne abbiamo già parlato: la musica è cambiata. Grazie alla tecnologia. “La musica è cambiata” è anche il titolo del libro scritto da Davide D’Atri, Ad di Soundreef, l’Ente di Gestione Indipendente che ha chiuso l’era del monopolio SIAE. Un rivoluzione digitale in un settore che l’emergenza coronavirus sta mettendo in drammatica difficoltà.

Davide d’Atri: “La musica è un settore primario”

Soundreef e la crisi Covid-19

Partiamo da i numeri.
“Praticamente un’ecatombe. I live sono a -100% e si stima che prima di ottobre non succederà nulla. Stessa cosa per piano bar, che sono una fonte essenziale per i diritti d’autore”.

Gli altri settori?
“Continuo: ristoranti pure -100%. Nei dischi siamo a -70. Sembrava in un primo tempo che radio, Tv e online potessero compensare. Invece per esempio  la tv è -50% sul fatturato pubblicitario. E siccome i diritti li pagano sul fatturato…”.

Come mai?
“Perché non c’è solo la minor spesa, ma anche l’impossibilità di mandare in onda delle campagne già pronte. Tipo: se c’è una pubblicità puntata su qualcuno che corre in un parco, adesso non è proprio il caso”.

C’è la radio, però.
“Ecco: sa che siamo a -25/30% in meno anche in quel campo? E l’online che sembrava almeno l’angolo di resistenza, nella prima settimana su 200 brani andati in onda su Spotify, ha fatto segnare -4.. Nella migliore delle ipotesi il fatturato resterà stabile”.

Un disastro annunciato.
“Il dato aggregato di perdita 2020 è in un range tra il  25 e 60 per cento. Dipende da quando ne usciamo”.

Di che aiuti avreste bisogno dallo Stato?
“Cominciamo col dire che della musica se ne parla troppo poco. Facendo un paragone: son tutti preoccupati del calcio, ma per sua natura quello è un business che si riprende, mica spariranno le squadre. Nel nostro caso invece si parla di cultura che muore, E che non verrà sostituita”.

Qual è la situazione degli artisti?
“I grandi artisti ce la faranno, per i piccoli e i medi è una tragedia. Questa mancanza d’incasso si trasferisce a loro. C’è chi guadagna 25-30mila euro l’anno:  se gli togli incassi dei concerti e del diritti entra nella soglia di povertà. Servono interventi importanti e veloci”.

Quali?
“Prima di tutto serve liquidità, sennò è tutto inutile. Vanno bene strumenti per abbattere il costo del lavoro come la cassa integrazione, ma bisogna premiare chi resiste. Si faccia in fretta con i prestiti garantiti dallo Stato con pagamenti a lungo periodo. Basati magari sul fatturato dell’anno precedente”.

E poi?
“Bisogna abbattere la burocrazia. Soundreef è ben finanziata e ci siamo mossi per tempo, ma stiamo facendo sacrifici incredibili. Non riesco a capire  come possa farcela un piccolo imprenditore con fatturati stabili. Può durare 7-8 settimane al massimo per poi fallire”.

Come vi siete impegnati per i vostri iscritti?
“Abbiamo immediatamente anticipato a tutti gli autori nostri iscritti il 50 per cento dei loro guadagni 2019. Si tratta di una goccia nell’oceano in tempesta, però è stato un gesto apprezzato”.

E per il futuro?
“I nostri sforzi saranno rivolti al fatto che la ripartizione delle royalies sia più veloce. Se prima della crisi il denaro arriva in 6 mesi per esempio pre  radio e Tv, ci stiamo organizzarlo per farla diventare un appuntamento mensile mensile. Aiuterà ad avere più liquidità”.

Molte cose cambieranno insomma.
“In meglio, speriamo. Noi ci stiamo impegnando perché succeda. Un’altra cosa che stiamo studiando è di supportare piccole sponsorship per progetti di produzione. Siamo in apnea: è un cane che si morde la coda, mi rendo conto: però bisogna darsi da fare”.

Per il Paese e per la musica.
“Dev’essere chiaro a tutti: il settore artistico e quelli ludico non sono secondari. La cultura è importante per definizione ed è un veicolo economico soprattutto in Italia. In più è qualcosa per cui siamo conosciuti in tutto il mondo. Trattiamola bene, non sottovalutiamolo. Soprattutto ora che ci sarà da ripartire”.

giornalista appassionato di tutto quanto fa tecnologia, caporedattore del quotidiano Il Giornale

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