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“Regole e paletti per il metaverso di Facebook”

Il metaverso, la realtà aumentata promessa da Facebook che ha cambiato nome in Meta, non è ancora sbarcato in rete. Ma visto quanto accaduto con Internet in generale e i social network in particolare, le associazione dei consumatori chiedono regole e paletti.  Ad esaminare la situazione anche il Financial Times, che ha spulciato centianaia di domande di brevetti depositate negli Usa da Meta nell’ultimo anno. Per cercare di  comprendere la visione dell’azienda per il futuro.

Il metaverso di Facebook la richiesta di regole e paletti

Perché la richiesta di regole e paletti per il metaverso di Meta? Alcuni brevetti scovati dal giornale americano non sono sorprendenti. Come per esempio il rilevamento del volto per duplicare le espressioni dell’utente sul proprio avatar virtuale, occhi compresi. Al fine di creare un rendering preciso del luogo visualizzato tramite il visore d’ordinanza che sarà necessario per muoversi negli ambienti della realtà aumentata.

C’è anche un brevetto su un sistema di sensori magnetici da indossare sul petto per rilevare la postura. Ma anche un sistema per creare avatar dalle foto, con l’obiettivo di creare copie 3D di persone e oggetti praticamente indistinguibili dall’originale. E infatti questo sistema è stato descritto come programma di clonazione.

La pubblicità mirata

Il fine di tutto questo sforzo è comunque chiaro. Le  tecnologie renderanno il metaverso più immersivo. Ma, ovviamente, i dati raccolti serviranno a  generare profitti pubblicitari. Uno dei brevetti mostr  infatti che Meta prevede di personalizzare gli annunci in realtà aumentata. In base a età, sesso, interessi e interazioni sui social media, inclusi “Like” e commenti. Con una cuffia o occhiali che incorporano il rilevamento degli occhi, l’azienda attingerebbe a nuove informazioni su come chi li indossa percepisce i contenuti. E su quali elementi della pagina web trasformata in ambiente virtuale attirano la sua attenzione.

Meta intende offrire duplicazione di oggetti reali in universi virtuali: ossia  prodotti sponsorizzati per una pubblicità mirata. Come nella realtà ci saranno loghi su cappellini, magliette e altri prodotti brandizzati. Insomma qualsiasi oggetto sarebbe mezzo pubblicitario.

Il commento di un esperto

“Il mio incubo sarebbe che la pubblicità mirata basata sulle nostre reazioni biologiche involontarie appaia nel metaverso –  ha detto Brittan Heller, avvocato tecnologico di Foley Hoag a Ft -. Insomma il casco indossato, misurando anche la  frequenza cardiaca ci dovrebbe proporre pubblicità ad hoc”.

Dal canto suo Meta ha replicato che non tutti i brevetti presentati copriranno le tecnologie che saranno poi utilizzate. Però, secondo le associazioni dei consumatori, Aduc in particolare che si è occupata dell’argomento, è importante che il metaverso non venga lasciato senza regole. Di fronte a queste novità intervenire in ritardo vorrebbe dire infatti consentire senza regole la  penetrazione del business.

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