Gli italiani riconoscono il valore dei propri dati personali, ma faticano ancora a orientarsi tra informative, diritti e pratiche di protezione. È quanto emerge dalla nuova indagine Pulsee Luce e Gas Index, osservatorio sulle abitudini e le percezioni dei consumatori realizzato da Pulsee Luce & Gas con NielsenIQ. Ecco le conlusioni della ricerca.
Pulsee Luce & Gas Index: la scarsa conoscenza del GDPR
Per il 69% degli intervistati la percezione di un corretto trattamento dei dati è un fattore decisivo per scegliere un’azienda, mentre il 60% considera i propri dati un bene di grande valore. Tuttavia, il 56% ammette di accettare spesso o sempre informative privacy e cookie senza leggerle. Per il Pulsee Luce & Gas Index solo il 37% conosce il GDPR. Appena il 12% sa valutare se un’azienda tratta in modo corretto i dati personali.
Il livello di fiducia verso le imprese è ancora basso: solo il 15% ritiene che le aziende facciano abbastanza per spiegare come vengono utilizzati i dati. Spicca una maggiore fiducia verso il settore pubblico (31%) rispetto al privato (8%).
Cautela e autodifesa digitale
La prudenza si traduce in comportamenti di autodifesa: sette italiani su dieci dichiarano di aver rinunciato almeno una volta ad accedere a un sito o a un’app per non condividere informazioni personali. Il 18% lo fa spesso o sempre. Negli ultimi cinque anni, il 31% percepisce una maggiore protezione dei propri dati rispetto al passato.
A influenzare la fiducia incidono soprattutto riconoscibilità e reputazione del marchio (59%), certificazioni di sicurezza (35%) e trasparenza nelle comunicazioni (33%).
Timori e comportamenti di tutela
Le principali preoccupazioni riguardano l’uso fraudolento dell’identità (61%), i furti di dati tramite hackeraggio (59%) e la rivendita non autorizzata (55%). Solo il 4% non ha alcuna preoccupazione. Tra i dati percepiti come più sensibili spiccano quelli bancari (79%) e il numero della carta di credito (76%), seguiti dai dati biometrici (55%), di contatto (47%), anagrafici (41%) e sanitari (37%).
Il 62% degli italiani ha chiesto almeno una volta la cancellazione dei propri dati da siti o app, mentre il 26% controlla regolarmente le impostazioni privacy su social e applicazioni.
Informazioni poco lette e diritti poco noti
Solo il 13% legge integralmente le informative privacy e l’11% i cookie banner. Il 29% sa come esercitare i propri diritti di accesso, rettifica o cancellazione. Anche la conoscenza delle opportunità offerte dai servizi digitali in cambio della condivisione dei dati è disomogenea: il 38% dichiara di conoscerle, il 24% ne è del tutto ignaro.
Quando condividere i dati? Prevale la prudenza
Solo il 31% è disposto a condividere dati in cambio di servizi gratuiti, e il 15% accetterebbe di fornire più informazioni per servizi personalizzati. Il 47% afferma invece di aver ricevuto pubblicità così mirate da sentirsi “spiato”. Le richieste di dati influenzano le scelte di acquisto per il 28% e modificano il comportamento online di un altro 27%.
Nel settore energetico cresce il margine educativo
Più della metà del campione (51%) non sa se il proprio fornitore energetico raccolga o analizzi i consumi, mentre il 36% ne è consapevole. Tuttavia, quando l’uso dei dati è percepito come utile e sicuro, si apre un orizzonte positivo: il 40% degli italiani accetterebbe di condividere dati aggiuntivi per ottenere servizi di efficienza energetica, e il 70% si dichiara favorevole alla raccolta continuativa dei consumi per ricevere consigli personalizzati.
“Come società energetica siamo costantemente impegnati a tutelare e proteggere la sicurezza dei dati dei nostri clienti, restituendo consapevolezza e trasparenza – commenta Alicia Lubrani, CEO di Pulsee Luce e Gas -. L’indagine mostra che la fiducia cresce con la chiarezza nella comunicazione e l’educazione digitale. Collaboriamo con istituzioni e associazioni per rendere i consumatori parte attiva e informata della gestione dei propri dati, in linea con lo sviluppo di servizi sempre più sostenibili ed efficienti”.
Verso un nuovo equilibrio tra privacy e personalizzazione
Guardando ai prossimi anni, i consumatori si aspettano un equilibrio più maturo tra tutela e personalizzazione:
- Il 34% vuole un bilanciamento tra protezione e servizi su misura.
- Il 24% considererà la privacy una priorità assoluta.
- Il 18% accetterà qualche rinuncia pur di ottenere servizi rapidi e personalizzati.
Solo il 13% degli italiani oggi si sente “molto protetto” nella gestione dei propri dati, mentre il 35% teme di essere vulnerabile. La fiducia, dunque, si costruirà sulla trasparenza reale, sulla capacità di spiegare i benefici concreti e sugli strumenti di controllo effettivo garantiti ai consumatori.





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