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Smart working in pigiama? La risposta di un indagine di InfoJobs

Oggi è il Pigiama Day. O meglio: la Giornata del Pigiama in Ufficio. E che c’entra con al tecnologia, direte voi? Lo spiega per noi InfoJobs, visto che in questa ormai sequela continua di meeting online ci si chiede se il binomio tra professionalità e abbigliamento sia ancora un vincente. Insomma: l’abito in era smart working deve fare il monaco? Ecco la risposta.

Smart working e pigiama secondo InfoJobs

La piattaforma n.1 in Italia per la ricerca di lavoro online ha interrogato sul tema i suoi utenti in occasione della Giornata del Pigiama in Ufficio di oggi.  Con l’obiettivo di regalare un po’ di leggerezza in questo momento difficile. Scoprendo quali siano le tendenze in termini di outfit delle persone che affrontano ogni giorno riunioni, briefing e chiusure di accordi commerciali direttamente dalle mura domestiche, ma non solo.

Ultimamente la casa, o almeno una parte di esso, è diventata anche ufficio. A spiccare tra i dati è proprio il dato che attesta un forte incremento dell’attività professionale in modalità agile. Quasi il 40% del campione nel 2021, rispetto al 15% nel 2020, afferma di lavorare almeno parzialmente da casa.

Il 58,2% dei rispondenti inoltre è organizzato con postazione dedicata pronto a gestire ogni sfida lavorativa. Anche se l’8,5% non disdegna il divano e addirittura un 4% gestisce mail e progetti comodamente dal letto. Il 29% invece non ha una postazione di lavoro fissa.

Come si veste chi lavora da casa?

Per il 65,9% vince la comodità: l’outfit sportivo  è l’ideale per gli smart workers. Seguito a grande distanza dal 15% che opta per l’opzione pigiama. Rimane un 17,3% che non ha modificato il suo stile a causa del cambio location lavorativa e continua a vestirsi come sempre.

Riguardo ai meeting in videocall i dati evidenziano un testa a testa fra gli irremovibili dello stile e quelli che si concedono qualche libertà. Per il 32,6% è una questione di stile, solo outifit completo scarpe comprese. Il 34,5% invece propone un mezzo busto elegante. Resta poi un 20,6% che ormai non fa più caso a cosa indossa. E c’è anche chi prende una posizione netta secondo la situazione: elegante con capo e clienti, pigiama o tutona con colleghi (7%).

Look e produttività sono collegati?

Per il 69% degli intervistati, il modo di vestire non incide sulla produttività. E quindi non è l’abbigliamento indossato a determinare il proprio grado di professionalità. Mentre il 31% crede che l’aspetto curato motivi maggiormente ad affrontare la giornata lavorativa anche se non necessariamente in ufficio.

Su questo argomento il parere contrastante arriva dagli intervistati InfoJobs tramite il proprio canale Instragram. Dove la maggioranza (52%) sostiene il contrario e che l’abbigliamento abbia inevitabilmente un impatto sulla produttività. Mentre il 48% dichiara non vi sia assolutamente un nesso tra abbigliamento e produttività.

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Abbigliamento e lavoro

Non tutti però hanno la possibilità di svolgere il proprio lavoro in modalità agile, quindi l’indecisione rimane un punto cruciale per molti. Soprattutto per chi non ha vincoli che regolamentano l’outfit, come il 44,7% per il quale però non deve mai mancare il buon senso e il decoro. Massima libertà per il 25,8% che può dar sfogo alla propria creatività.

Divieti e limiti per il 29,6% che invece è legato a una divisa e non può esprimersi liberamente con il proprio look. E se proprio non è possibile aver agio sull’abbigliamento, si punta tutto sugli accessori. Tra quest’ultimi il portafortuna è rappresentato dal 19,6% degli intervistati. Com l’8,5% che dichiara invece di possedere un oggetto prezioso, ma destinato solo alle occasioni lavorative importanti.

Insomma, smart working in pigiama o no, buon venerdì lavorativo a tutti anche da Trame&Tech.

Marco Pietro Lombardo

giornalista appassionato di tutto quanto fa tecnologia, caporedattore del quotidiano Il Giornale

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