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Olivetti P101, la storia della macchina che ispirò Steve Jobs

Il primo computer nella mente di Steve Jobs non è un Apple. Ma un computer che per lui assomigliava all’idea che aveva per i computer di Apple. Si chiamava P101 ed era italiano, disegnato da Mario Bellini per Olivetti. La storia racconta che Jobs si presentò due volte a Bellini per offrirgli un lavoro nella sua azienda. Ma il designer rifiutò, come racconta in questa intervista al Corriere. Per lui computer, smartphone e tablet sono semplici scatole. Nulla di eccitante. Eppure P 101 lo diventò, almeno per il fondatore della Mela. Nel giorno del decennio dalla morte di Steve Jobs, raccontiamo la storia della Olivetti P101.

La foto di copertina è stata fornita dall’Associazione Archivio Storico Olivetti.

Olivetti P101, il computer che ispirò Steve Jobs

Il primo calcolatore italiano nasce nel 1959: si chiamava Elea 9003. Fu realizzato dal Laboratorio di Ricerche Elettroniche, con Olivetti impegnata nello sviluppo dell’elettronica. L’operazione affronta delle difficoltà e la situazione si aggrava con la morte di Adriano Olivetti e di Mario Tchou, il giovane ricercatore a capo del progetto.

Nel 1962 la Olivetti viene allora riorganizzata. Nasce la Divisione Elettronica Olivetti (DEO) con Ottorino Beltrami, direttore generale. Mentre Roberto Olivetti, figlio di Adriano, prende il posto di amministratore delegato.  Nella DEO entra anche Pier Giorgio Perotto, un progettista che ha già realizzato delle periferiche per l’Elea 9003. Che comincia a pensare in grande.

Una nuova calcolatrice

Fino a quel momento sulla scrivania degli uffici esisteva soltanto un tipo di calcolatrice elettromeccanica: faceva solo quattro operazioni base. Per fare altro servivano macchine specifiche azionate da tecnici specializzati. Il sogno di Perotto era trovare una via di mezzo, ovvero rendere il calcolo alla portata di tutti. Una calcolatrice da scrivania costava 1 milione di lire, mentre il grande calcolatore arrivava fino a 30 l’anno: ci doveva essere una soluzione intermedia.

Il progettista comincia a ragionare su “una macchina nella quale non venga solamente privilegiata la velocità o la potenza, ma piuttosto l’autonomia funzionale”.  Che possa stare sulla scrivania in ogni ufficio, semplice da usare, che possa risolvere problemi complessi. Un personal computer prima dei personal computer.

Nasce la “perottina”

Dal 1963 al 1964 il progetto cresce, ma l’Olivetti entra in crisi. I nuovi azionisti intervenuti per salvare l’azienda  decidono di disinvestire dall’elettronica e cedono il 75% della DEO alla General Electric trasferendo il personale alla Olivetti-General Electric. Perotto però usa un trucco per restare in Olivetti: dà un’immagine di “progettista riottoso” per risultare non gradito alla nuova proprietà. Pensava che gli americani, orientati alla grande informatica, non avrebbero mostrato interesse per il suo piccolo calcolatore e avrebbero cancellato il progetto.

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Il gruppo dei dimenticati continua insomma il suo lavoro sotto traccia e alla fine del 1964 ecco il prototipo della P101. Perotto lo presenta a Natale Capellaro, Direttore Generale Tecnico della Olivetti. Che ha un’illuminazione: quella macchina è talmente avanti che al momento sarebbe servita a poco. Ma avrebbe fatto il futuro della tecnologia. La P101 aveva infatti 10 registri di memoria e un facile linguaggio di programmazione basato su 15 istruzioni elementari di significato intuitivo. Nonché la possibilità di registrare dati e programmi su una scheda magnetica tipo floppy disk, una piccola stampante incorporata. E stava su una scrivania.

Olivetti P101

La Olivetti P101 alla Nasa (Foto Associazione Archivio Storico Olivetti)

Un successo preannuciato

Capellaro dà il via libera, per il design viene incaricato Mario Bellini che propone una soluzione molto funzionale e accattivante. Su suggerimento di Elserino Piol, la presentazione del prodotto avviene sul mercato americano, al BEMA di New York. Nell’ottobre 1965 la P101 diviene l’attrazione principale dell’esposizione.

La stampa americana applaude alla nuova macchina pensante che arriva dall’Italia. I concorrenti cominciano a studiarla e nel 1967 poi Hewlett Packard presenterà sul mercato l’HP9100. Ovvero un calcolatore che adotterà alcune soluzioni brevettate dalla P101, che la HP pagherà 900 mila dollari a Olivetti. La colpa del sorpasso americano fu di alcuni dirigenti dell’azienda, che comunque continuavano a non credere nell’elettronica. La Programma 101, questo era il nome completo, era insomma fuori dai loro progetti.

Un declino immeritato

L’errore fu pagato sul mercato. Dove un prodotto unico nel suo genere diventò il primo tra tanti. La P101 fu prodotta in 44.000 unità a 3.200 dollari, numeri però non paragonabili con il successo della altre macchine Olivetti. Il suo sviluppo (seguirono le Olivetti P203, P602 e P652) fu lento, tanto che la concorrenza, soprattutto americana, sorpassò appunto l’azienda italiana con macchine ancor più performanti.

Così, mentre la P101 venne addirittura utilizzata dalla Nasa per la missione sulla Luna, sulla Terra nel frattempo altre aziende cominciarono ad entrare sul mercato. Per esempio MITS, Commodore e Tandy. E appunto la Apple, che conquistò come sappiamo il mercato. Ma non Mario Bellini.

Marco Pietro Lombardo

giornalista appassionato di tutto quanto fa tecnologia, caporedattore del quotidiano Il Giornale

3 Comments

3 Comments

  1. Avatar

    Marco

    6 Ottobre 2021 at 08:52

    Cosa significa “La P101 era infatti meccanica” ? L’unica cosa meccanica, come in un PC di oggi, erano gli organi di I/O. Tutte le funzioni di elaborazione e di memorizzazione erano fatte per via strettamente elettronica.

    • Avatar

      Alessandra Chiesa

      8 Ottobre 2021 at 09:52

      Vero, mi è sembrato un evidente lapsus

  2. Marco Pietro Lombardo

    Marco Pietro Lombardo

    12 Ottobre 2021 at 12:04

    Lapsus corretto, grazie mille per la preziosa segnalazione

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