La fine di iTunes annunciata tra le novità del WWDC 2019 di Apple è uno di quei momenti che ti fa capire quanto la tecnologia sia cambiata. E abbia cambiato il mondo, finendo per trasformarsi lei stessa in qualcosa di diverso. Di sicuro, 16 anni dopo, si spegne (si spegnerà a fine anno in realtà) uno dei programmi che più di tutto ci ha fatto entrare nel futuro.

iTunes e la musica in tasca

L’annuncio di Steve Jobs

D’altronde non molto tempo era passato da quando i dischi e le musicassette si erano trasformati in Cd. I nastri, per carità, sono durati più a lungo grazie al Walkman di Sony, ma l’idea che la musica dovesse essere in movimento alla fine degli Anni ’90 era già chiarissima.

Così, quando nel 1999, due meno che ventenni – Shawn Fanning e Sean Parker – crearono Napster, il Duemila era già arrivato. Il sistema resistette un po’ difendendo i suoi diritti in tribunale e facendo chiudere quella piccola azienda pirata. Ma poi venne a patti con l’era del file sharing, e nel 2003 Steve Jobs potè annunciare la svolta epocale. La nascita di iTunes appunto.

iTunes e iPod

La serie classic degli iPod

Prima l’iPod

Il nuovo programma fu anticipato dal primo lettore di massa creato da Apple e presentato nell’ottobre del 2001: la sua rotellina con cui si passava da una canzone all’altra è diventata un’icona del design. iTunes diventò successivamente il contenuto dell’iPod, che nella prima versione aveva una memoria di 5 Gb. Mille canzoni contro le milioni di oggi. Ma sembrava allora un miracolo.

Poi quello che è successo dopo lo sappiamo, tra iPod mini e Touch ma soprattutto con iPhone e iPad che hanno trasformato il mondo della musica in streaming. Rendendo tutti gli altri dispositivi un fenomeno vintage.

iTunes muore? No, va solo in pensione

iTunes

iTunes nella schermata dello store

Però: non siamo qui a celebrare un funerale. Diciamo che iTunes ormai lascia tutto ai discendenti e si godrà la meritata pensione. Le sue funzioni – che oggi sono quelle musicali, ma anche il lettore di libri e la fruizione di video – verranno spacchettati in servizi capaci di sopportare la mole di dati necessari per farli funzionare.

Ma di sicuro non c’è niente di più rivoluzionario che lasciarsi alle spalle qualcosa da ricordare, oggi che la musica si ascolta in abbonamento e che non ti resta più nulla in mano dopo averla ascoltata. E’ lì, sul cloud, la prendi quando vuoi ma la lasci ogni volta. Mentre con iTunes diventava tua con un clic e 99 centesimi: chi non ha vissuto quei tempi non si può immaginare la svolta. Fantascienza pura. E invece la realtà è che così iTunes ha salvato la musica e ha cambiato il mondo. Ed è per questo che, anche se la sua epoca si chiude, resterà immortale. Dunque non muore: va soltanto a godersi la meritata pensione.

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Marco Pietro Lombardo
giornalista appassionato di tutto quanto fa tecnologia, caporedattore del quotidiano Il Giornale

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