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Erano partiti il 29 gennaio da Roma e sarebbero dovuti arrivare il 30 marzo a Lima in Perù. Hanno attraversato la Cordigliera delle Ande, hanno percorso la sterminata Patagonia fino al Nord, sono arrivati in Bolivia, “Paese di deserti, foreste, miniere, e grandi altitudini”, e qui sono rimasti bloccati. Stranieri, estranei, clandestini, secondo il resto del mondo sono gli italiani gli untori. Ecco il loro appello raccolto da Serenella Bettin.

Le voci digitali: Gabriele dalla Bolivia

Il gruppo bloccato a La Paz

Sono undici poliziotti italiani, uno spagnolo e tre fotoreporter, uno di questi è Gabriele Orlini, fotoreporter di guerra e aree di crisi, 50 anni, triestino. Ora assieme ai poliziotti e a due suoi collaboratori è bloccato a La Paz, la capitale boliviana.

Sono bloccati per la chiusura dei confini legata all’emergenza Coronavirus. Immediatamente avvisata la Farnesina e l’unità di crisi, nessuna notizia certa sul rimpatrio. L’unica cosa che si sa è che le istituzioni avrebbero trovato un volo, ancora non si sa quando, con destinazione Europa. Poi per rientrare in Italia nulla. Si dovranno arrangiare. Idem per i costi.

La situazione in Bolivia

La situazione in Bolivia per quanto riguarda la pandemia mondiale è contenuta, come spiega Bernardo Lepore il presidente dell’associazione Moto For Peace bloccato con loro, i casi in Bolivia sono una quindicina e a La Paz sono due o tre. Ma la gente alla vista degli italiani retrocede.

Loro erano lì per una missione umanitaria. L’associazione infatti è la MotoForPeace Onlus, formata da appartenenti al corpo della Polizia di Stato, Carabinieri e Corpo di Polizia internazionale.

L’obiettivo era quello di contribuire allo sviluppo di progetti che servano a migliorare il servizio dell’istruzione e della vita scolastica e a garantire più efficienti servizi medico sanitari nelle missioni.

La missine umanitaria

Quasi tredicimila chilometri in motocicletta, per un progetto in collaborazione con il Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale | Città del Vaticano che ha ricevuto anche la medaglia del Presidente della Repubblica Italiana e il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati e della Polizia di Stato, sull’onda di quanto già fatto nel 2018 nell’Africa Australe.

 “L’area d’intervento – come scritto nel sito di DooGReporter / E’ qui che le storie si raccontano per riscoprire la bellezza in questo nostro mondoandava a coinvolgere le popolazioni che abitano zone remote e villaggi rurali nel sud del continente americano dove l’impegno dei missionari cattolici si confronta con realtà afflitte da povertà, scarsità di risorse e instabilità sociale”.

Con tanto di traccia giorno per giorno on the road. Ora quel pallino è fermo in Bolivia, mancavano solo 120 chilometri per arrivare in Perù.

“Fermi, bloccati, inermi – scrive Gabriele Orlini, fondatore di DooGReporter nel suo diario di viaggio – abbiamo iniziato un viaggio dentro il viaggio. Rientrare in Italia: tre parole che ancora oggi non riusciamo a dire con certa serenità perché una data ancora non c’è. Perché un punto di partenza ancora non c’è. Perché ogni giorno molte opzioni appaiono e scompaiono. Perché un semplice “come”, al momento non c’è.

Le frontiere sono state chiuse e gli spazi aerei pure. Le compagnie aeree propongono voucher di rebooking da città irraggiungibili o in date indefinibili, mentre noi si vorrebbe solo un volo per l’Europa. Ora. O almeno una data certa”.

L’aggiornamento

Ieri sera Gabriele ci ha fatto pervenire questo messaggio: “Sembra che sabato si parta… destinazione Parigi. Poi ci si arrangia, naturalmente a nostre spese: circa mille euro a testa”.

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Serenella Bettin

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