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Breathe-Just: il dispositivo d’emergenza tech per le terapie intensive

Breathe-Just è un dispositivo d’emergenza pensato per i casi di sovraffollamento COVID-19 in terapia intensiva. Rispetto alle proposte attualmente in circolazione, consente di parametrizzare i flussi ventilatori per mezzo di sensori elettronici con un sistema bluetooth. Che consente anche il controllo da remoto tramite un’app installata sul cellulare.

Il dispositivo Breathe-Just

Un aiuto per le terapie intensive

Breathe-Just è pensato per i casi di sovraffollamento COVID-19 in terapia intensiva, é un dispositivo d’emergenza progettato da Mask Architects. Una giovane realtà con sede in Italia (Olbia, SS) e Germania (Francoforte).

Il loro studio multidisciplinare si pone come pioniere di un tipo di flessibilità progettuale complessa e con capacità d’adattamento ai rapidi cambiamenti del mercato e delle esigenze del cliente.

Come funziona il dispositivo

È realizzato in ABS/silicone atossico chirurgico ed è un apparato stampabile 3D. Che raddoppia, suddividendo l’uscita di ossigeno direttamente dal canale di inalazione/espirazione, la capacità dei ventilatori polmonari. In questo modo è possibile impiegare, parametrizzandone i flussi d’ossigeno, un unico ventilatore polmonare per più pazienti.

In questo modo, il personale medico, conoscendo la situazione clinica del singolo paziente, avrebbe la possibilità di poter agire manualmente sul dispositivo per mezzo di due valvole. Riuscendo, così, a personalizzare il fabbisogno d’ossigeno di ciascun dei due pazienti, potenzialmente anche di più, collegati al dispositivo. Riproducibile semplicemente con delle stampanti 3D adeguate, Breathe-Just suddivide i flussi direttamente dalle condotte d’ossigeno risultando pertanto universalmente adattabile a tutti i macchinari.

Nello specifico, per mezzo di una scheda tecnica Arduino, si possono, per ogni singola uscita e paziente, controllare e parametrizzare i seguenti dati: pressione, frequenza insufflazioni di ossigeno, tempi di inalazione/espirazione e flusso di ritorno per ogni singolo paziente. Nel dispositivo la scheda tecnica Arduino è equipaggiata con un sistema bluetooth. Che consente anche il controllo da remoto tramite un’app installata sul cellulare, un piccolo display, un’uscita USB per computer ed alimentazione 9 Volt.

Il Kit e le collaborazioni

Nel kit “Breathe-Just” sono progettati ed ottimizzati per essere stampabili in 3D diversi componenti. Tra cui: valvole Venturi per parametrizzare la percentuale di FiO2 (40%/42% lpm, 37%/50% lpm, 34%/59% lpm, 30%/86% lpm), maschere 22M o 25mm (diametro del tubo) adattabili alle valvole Venturi, piedistallo sdoppiatori, valvole del flusso, supporto sensori e scatola del circuito.

L’azienda svizzera SWISSKH Consulting & Engineering, specializzata in ingegneria di alta precisione biomedica e orologiera, si è proposta spontaneamente per sviluppare, senza costo alcuno, l’ingegnerizzazione di tutto il sistema.

L’azienda italiana ModelMakerGroup si è invece offerta, dietro copertura dei soli costi dei materiali, per la realizzazione del dispositivo in stampa avanzata 3D con tecnologie e macchinari di alta precisione.

Le parole dei due designer

I designer Danilo Petta e Öznur Pınar Çer hanno dichiarato: “La nostra missione non è solo quella di fornire un servizio di architettura e design di lusso. Come Architetti e Designer Industriali, la nostra mission è anche quella di mettere a disposizione la nostra creatività per il bene comune. Rispondendo, in casi di emergenza come questa, direttamente alle esigenze degli utenti (ospedali). Da tre settimane abbiamo rafforzato il team di progettazione industriale. Per concentrare i nostri sforzi sulla ricerca di soluzioni utili per l’industria biomedica, il tutto gratuitamente e per il bene comune.

Le metodologie di fabbricazione tradizionale non permettono una risposta celere per questo tipo di emergenze pertanto risulta fondamentale poter trovare risposte nella stampa 3D. I rendering del nostro progetto ed i diagrammi funzionali, studiati per una rapida produzione, mostrano chiaramente l’idea. Che consiste sostanzialmente in uno snodo a tre canali equipaggiato con valvole parametrizzabili che moltiplica l’uscita di ossigeno dai canali di inalazione/espirazione. In questo modo, avendo un dispositivo “universale” (per un costo di pochi euro) e, cosa non da poco, stampabile in ogni parte del mondo, sarà possibile trattare contemporaneamente più pazienti.

Attualmente siamo a stretto contatto con alcuni ospedali in Italia ed è in corso una seconda stampa 3D. I files, che sono Open Source, sono a disposizione di chiunque voglia collaborare”

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