< L'audio 8D: cos'è e perché può (anche non) piacere - Tra me & Tech
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Avete sentito parlare dell’audio 8D? Se sì, probabilmente siete uno dei più di 6 milioni di iscritti al canale apposito su YouTube. Insomma è la moda del momento sul fronte dell’ascolto musicale. Ma la sorpresa è che non si tratta di una novità: il canale esiste da almeno due anni. Solo che da allora, complice la quarantena che ci costringe tutti a casa, ce ne siamo accorti.

Il boom dell’audio 8D

Cos’è e come funziona

Una spiegazione semplice è questa: si tratta di un suono che viene percepito dal nostro cervello come se ci fossero 8 fonti a propagarlo. Un articolo di Camilla Golzi Saporiti su Cellulare Magazine vi può dare qualche informazione in più. Il dibattito è se si tratti della nuova frontiera dell’ascolto musicale o se oppure si tratti soltanto di una specie di terapia rilassante. Perché questo comunque è risultato: la musica che gira in varie aree della nostra testa, produce appunto un effetto calmante.

Bisogna comunque avere una cuffia in testa, e questo è il requisito essenziale. Dunque non coinvolge l’ascolto con altoparlanti e diffusori, e questo appunto fa escludere che sia qualcosa di definitivo. In ogni caso se volete provare qui sotto potete ascoltare Confortably Numb dei Pink Floyd.

La manipolazione del cervello

Una spiegazione più specifica la fornisce su Infobae il tecnico del suono e produttorer Andrés Mayo: “L’audio 8D si basa su una manipolazione di fase che impedisce al cervello di identificare da dove viene il suono. Ciò significa che grazie al lavoro di mix che si realizza per generare l’8d (la cui definizione si avvicina all’idea di musica 360°) la mente umana entra in una specie di parco di divertimenti di suoni che vanno e vengono, e che regalano una sensazione di spazialità che approfondisce ancor di più quella vissuta con il suono stereo”.

In pratica la musica diventa sferica, sensazione che può piacere ma forse anche no. C’è infatti, nel mondo della musica, anche chi la definisce come la corazzata Potemkin di fantozziana memoria. Insomma: non resta che provare e decidere da che parte stare. in ogni caso, buon ascolto.

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Marco Pietro Lombardo
giornalista appassionato di tutto quanto fa tecnologia, caporedattore del quotidiano Il Giornale

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