Rendere ogni consegna una scelta consapevole. Questa è la mission che l’innovativa startup e spin off del Politecnico di Milano, Geckomile si è proposta di raggiungere. Guidata dal professor Riccardo Mangiaracina, dalla professoressa Angela Tumino e da Giovanni Papagno, amministratore delegato della startup e Presidente di San Marino Mail Italia e Shipminds, questa neoimpresa porta la sostenibilità al centro delle spedizioni eCommerce
Geckomile, l’intervista a Giovanni Papagno

Perché il nome Geckomile? Cosa c’entra il geco?”
“Abbiamo scelto il geco perché è un animale che trasmette simpatia e vicinanza, ma allo stesso tempo rappresenta valori molto coerenti con la nostra attività. È discreto, non invasivo e legato all’equilibrio con l’ambiente. Inoltre, il geco è un simbolo di flessibilità e adattabilità: cambia colore e si adatta ai diversi contesti, proprio come noi analizziamo e calcoliamo le emissioni delle varie modalità di consegna per individuare le soluzioni più efficienti e sostenibili. Anche dal punto di vista visivo volevamo distinguerci dai classici simboli “green”: il nostro bollino con il geco verde è immediatamente riconoscibile e ci permette di comunicare sostenibilità in modo più originale, distintivo e contemporaneo”.
Com’è nata Geckomile? Tutto viene generato sempre da un’esigenza: qual era la vostra?”
“L’esigenza da cui nasce Geckomile è molto semplice e al tempo stesso molto concreta: la percezione diffusa che l’impatto ambientale delle nostre abitudini quotidiane non sia più sostenibile. Come dicevo, non respiriamo più, siamo tutti inquinati fino alla punta dei capelli, ed è da questa consapevolezza che tutto ha preso avvio. In particolare, la crescita dell’eCommerce e della logistica urbana ha reso evidente la portata del fenomeno: solo a Milano circolano circa 3.000 veicoli al giorno per le consegne.
Un sistema che risponde alla domanda crescente di beni acquistati online — spesso oggetti del desiderio, dal cavo elettrico alle scarpe o alle magliette — resi ancora più accessibili dalla semplicità degli acquisti online e dalle politiche di reso. Personalmente ho partecipato come parte della commissione di Trasporti di Assolombarda, alle ricerche fatte per andare a capire cosa si potrebbe fare, ipotesi di lavoro poi proiettate verso il comune, verso la regione e verso i soliti enti, proposte ne abbiamo fatte tante”.
L’incontro con i docenti del Politecnico
Poi l’incontro con i docenti del Politecnico.
“La nostra idea è stata: Perché non facciamo qualcosa che permetta alla gente di scegliere se inquinare meno? Così l’abbiamo perfezionata e l’abbiamo costruita, tuttavia, mancava ancora uno strumento realmente operativo. Da questa intuizione abbiamo sviluppato Geckomile, con l’obiettivo di rendere misurabile l’impatto ambientale previsto delle diverse modalità di consegna e offrire uno strumento concreto per decisioni più consapevoli”.
Quanto è impattante questa moderna modalità di acquisto oggi?
“L’eCommerce ha un impatto notevole e in crescita. È un fenomeno positivo, e non solo per Geckomile, i valori sono molto alti. Oggi il tasso di penetrazione dell’eCommerce degli acquisti effettuati online dai consumatori italiani è circa del 13%. Analizzando in modo più approfondito i settori, il peso dell’eCommerce cambia molto: per esempio può superare il 40% nell’elettronica di consumo, mentre scende intorno al 18-19% nell’abbigliamento. In termini assoluti, parliamo di un mercato che nel 2025 ha raggiunto i 62,3 miliardi di euro secondo l’Osservatorio b2c politecnico di Milano.
Non è poco.
“No, è una botta forte. Ed è stata proprio questa la molla che ci ha fatto pensare: davvero tutta questa domanda deve essere consegn.ata solo a casa? Per alcuni oggetti sì, ma per altri esistono alternative concrete: un libro, ad esempio, può essere consegnato in un locker oppure in un PUDO, cioè uffici postali o negozi sul territorio”.

Flusso funzionamento
Gli store fisici
All’opposto, invece, qual è il futuro degli store fisici?
“L’eCommerce non sta sostituendo il retail fisico, ma ne sta trasformando il ruolo. Oggi i negozi non sono più soltanto un punto vendita: sempre più spesso diventano showroom, punti logistici e hub territoriali. Molti consumatori continuano a voler vedere o provare un prodotto fisicamente prima di acquistarlo, anche se poi completano l’ordine online. Parallelamente, le catene retail stanno trasformando i punti vendita anche in magazzini secondari e centri di spedizione. Oltre a essere Amministratore Delegato di Geckomile, sono anche Presidente di San Marino Mail, azienda che lavora quotidianamente su queste dinamiche”.
Quindi come funziona?
“Abbiamo diversi clienti che fanno partire direttamente dal negozio le spedizioni eCommerce. Questo permette di distribuire lo stock sul territorio e rendere la gestione molto più efficiente. Se un’azienda ha un magazzino centralizzato enorme, quel magazzino rappresenta un costo sia fiscale sia gestionale. Distribuire invece la merce in più punti vendita consente non solo di alleggerire la struttura, ma anche di aumentare le possibilità di vendita e velocizzare le spedizioni. Il futuro del retail sarà quindi sempre più omnicanale, dove fisico e digitale lavorano insieme nella stessa esperienza d’acquisto”
Prima dell’eCommerce c’era la VPC
Visto che lei ha vissuto l’avvento dell’eCommerce, mentre invece la mia generazione è nata con questo fenomeno, come pensa che sia cambiato nel tempo?
“Non è del tutto corretto dire che la vostra generazione è arrivata quando l’e-Commerce stava nascendo, perché prima esisteva già la VPC (Vendita per Corrispondenza). La vendita per corrispondenza significava scrivere una lettera fatta con certi criteri, anche “scientifici” — perché scrivere una lettera di marketing per la VPC non era affatto semplice. Nomi noti come Bottega Verde, Olio Carli e Giordano Vini vendevano in questo modo. Quel tipo di modello è poi stato progressivamente sostituito e ridimensionato quando l’eCommerce ha iniziato a svilupparsi”.
Allora secondo lei perché l’eCommerce si è sviluppato così lentamente?
“Per un limite soprattutto tecnico. All’inizio, anche solo mostrare l’immagine di un paio di scarpe era complesso: con connessioni domestiche da 64k la trasmissione dei dati era lentissima e caricare una foto, anche di bassa qualità, poteva richiedere 30-40 secondi. In queste condizioni l’eCommerce faticava a decollare, perché l’utente perdeva rapidamente pazienza. Con l’evoluzione delle infrastrutture, prima le linee dati più performanti e poi la fibra, la velocità è aumentata e questo ha dato la spinta decisiva allo sviluppo dell’eCommerce, che ha finito per superare modelli precedenti come il VPC”.
Consumatori consapevoli
Quanto è importante per lei rendere il consumatore consapevole di ciò che sta producendo quando decide di acquistare un prodotto in modalità online?
“Fondamentale. Noi ci aspettiamo che, se compro un libro da Hoepli — che utilizza il nostro sistema — e vedo in modo trasparente i dati sulla CO2e generata dalla spedizione, questo faccia la differenza. Un libro è un libro: a parità di prodotto, se un altro rivenditore non offre questo livello di trasparenza, allora sono portato a scegliere Hoepli proprio per questo servizio aggiuntivo. C’è una crescente esigenza di ridurre l’inquinamento e costruire un modello più sostenibile, perché così com’è non abbiamo un grande futuro dal punto di vista ambientale e della qualità dell’aria”.
Quindi, quale vi aspettate che sia la risposta dei consumatori?Pensate che tramite questa conoscenza il cliente riduca gli acquisti online?
“Assolutamente no. L’eCommerce non si ridurrà, anzi continuerà a salire. Ci aspettiamo però che giovani e meno giovani percepiscano il fatto che stanno “buttando un pezzo di carta per terra” e possano scegliere di non farlo; orientandosi verso chi offre soluzioni che permettono di ridurre questo impatto e quindi inquinare un po’ meno. Secondo me sarà questo uno dei principali sviluppi”
I primi passi
Tornando a Geckomile, quali sono stati i vostri primi passi?”
“Siamo partiti coinvolgendo tutti i soci della start-up, una decina di persone, ognuno portando il proprio contributo: chi competenze tecnologiche, chi sviluppo software, chi modelli algoritmici, chi esperienza nella gestione e chi anche capitale. In una realtà innovativa – e ancora di più in uno spin-off del Politecnico – non ci si può permettere leggerezza: serve serietà, concretezza e un approccio molto rigoroso fin dall’inizio”,
Avete avuto difficoltà a spiegare il vostro progetto alle aziende, a far aderire le aziende, tutti i vostri merchant, collaboratori?
“Non direi che ci siano particolari difficoltà tecniche da parte nostra nel comunicare o integrare il sistema. Il punto è piuttosto che, a volte, il cliente non è ancora pronto a livello organizzativo o di piattaforma. In alcuni casi gli eCommerce non sono strutturati per offrire più modalità di consegna: è presente solo la spedizione a domicilio e mancano alternative come i PUDO o i punti di ritiro. In queste condizioni il sistema non può essere implementato correttamente. Per questo è importante lavorare anche sulla consapevolezza delle aziende: offrire più modalità di consegna non è solo un aspetto operativo, ma un valore aggiunto che migliora l’esperienza del cliente, aumenta la flessibilità e consente anche di scegliere opzioni più sostenibili, con un minore impatto ambientale. L’evoluzione, quindi, non è solo tecnica ma anche culturale e organizzativa”.

Flusso calcolo emissioni
Qual è stata la prima azienda a darvi fiducia e a collaborare con voi?
“Hoepli voleva essere il primo in assoluto a partire ed è stato effettivamente così”.
La piattaforma
Come funziona nel pratico la vostra piattaforma? Quali sono i criteri che vengono analizzati?
“Geckomile lavora partendo da un principio molto semplice: utilizzare pochi dati essenziali della spedizione per stimare in modo affidabile l’impatto ambientale del trasporto. Dal sito eCommerce del venditore riceviamo solo le informazioni necessarie: chi è il merchant, dove si trova la sua logistica, il peso del pacco e la destinazione della consegna. Il contenuto del pacco non è rilevante ai fini del calcolo”.
Poi, cosa succede?
“A partire da questi elementi, identifichiamo il tragitto logistico — ad esempio dalla sede del magazzino fino a un CAP specifico come 40100 Bologna — e le diverse modalità di consegna disponibili: domicilio, PUDO o locker. Su queste variabili applichiamo un modello di calcolo che stima le emissioni di CO₂e associate a ciascuna opzione. In questo modo restituiamo al cliente un confronto immediato: ad esempio, una consegna a domicilio può generare circa 10 g di CO₂e, un PUDO 8 g di CO₂e e un locker 6 g di CO₂. L’obiettivo è rendere trasparente l’impatto ambientale delle diverse scelte logistiche, permettendo all’utente finale di selezionare l’opzione non solo più comoda, ma anche più sostenibile”.
“Ogni consegna è diversa”
In base a cosa cambiano i valori?
“Cambiano perché cambia proprio il tipo di consegna. Quando un autista va a casa del cliente consegna un solo pacco; quando invece va in un locker ne può consegnare 50, 60 o 80 nello stesso tragitto; quindi, l’impatto per singola spedizione è più basso. Il PUDO si colloca nel mezzo: ha un consumo leggermente superiore al locker, ma comunque molto inferiore rispetto alla consegna a domicilio. Questo è, in sintesi, il meccanismo”.
Coinvolgete in qualche modo anche l’intelligenza artificiale?
“L’intelligenza artificiale la utilizziamo già, principalmente attraverso Shipminds, la nostra azienda socia, che la applica all’analisi dei dati di spedizione. Grazie a milioni di tracking disponibili, siamo in grado di confrontare le performance dei corrieri in modo molto preciso: tempi di consegna, puntualità, sequenza degli eventi e affidabilità nei diversi territori. Questo ci permette di capire, ad esempio, quale corriere consegna prima in una determinata area o quale garantisce prestazioni più costanti rispetto ad altri”.
L’evoluzione
Cosa vi aspetta nel futuro?
“L’evoluzione naturale di questo lavoro è portare queste capacità anche all’interno di Geckomile. Dopo il rilascio della soluzione AI di Shipminds, l’obiettivo sarà quello di suggerire la scelta migliore non solo in base alle performance operative, ma anche considerando altri fattori, come l’impatto ambientale delle diverse opzioni di consegna o la rapidità effettiva sul territorio. È un percorso che stiamo costruendo gradualmente, ma che rappresenta un passo importante verso una gestione sempre più intelligente e sostenibile della logistica”
Tornando a chi l’ha sviluppato, questo tool si basa su un motore di calcolo sviluppato da voi e quindi dal Politecnico di Milano, hanno collaborato alla progettazione anche alcuni studenti o solo tecnici e dottorandi?
“Il tool si basa su un motore di calcolo sviluppato insieme al Politecnico di Milano, con il coinvolgimento soprattutto di dottorandi e figure tecniche specializzate. Per quanto riguarda gli studenti, non sono stati coinvolti direttamente nello sviluppo operativo: per una questione anche etica e di ruolo formativo, lo studente è lì per apprendere e non viene utilizzato come risorsa di sviluppo. Diverso è il caso dei dottorandi, che invece partecipano attivamente ai progetti di ricerca e sviluppo in modo strutturato e professionale”
E sono molti i giovani tra i dottorandi che hanno partecipato al progetto?
“Sono cinque o sei giovani che figurano anche come soci di Geckomile, più altri ragazzi”.
Le nuove generazioni
Parlando quindi di giovani, a suo parare, quanto le nuove generazioni sono interessante a questa tematica? Si sostiene spesso che la GenZ sia molto attenta alla sostenibilità: è solo una facciata o sono veramente coinvolti?
“Questa è proprio un’opinione personale. Io credo che le nuove generazioni siano davvero molto sensibili a questi temi. Lo si vede anche da come, negli ultimi mesi, si sono mobilitate su diverse questioni che riguardano il futuro e la qualità della vita. C’è una forte attenzione a dove si sta vivendo e a cosa sarà il loro futuro e quello del pianeta. Io sono molto fiducioso che saranno proprio i giovani a portare avanti il nostro futuro”.





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